sabato 24 giugno 2017

Camera e Senato non assumono lavoratori disabili: procura apre fascicolo

La denuncia è stata formalizzata da Luigi Bonifacio, padre di un ragazzo con disabilità cognitiva, insieme all'associazione “Tutti nessuno escluso”: sotto accusa “le mancate assunzioni nei relativi concorsi di reclutamento di personale di Camera e Senato, banditi dopo l'entrata in vigore della legge”

ROMA Camera e Senato non applicano la legge 68/99, violando così il diritto delle persone con disabilità all'inserimento lavorativo: la denuncia arriva da Luigi Bonifacio, padre di un ragazzo con disabilità cognitiva, che solo dopo una lunga battaglia ha ottenuto per suo figlio l'impiego a cui aveva diritto presso il comune di Roma. Adesso Bonifacio torna all'attacco, insieme all'associazione "Tutti nessuno escluso", reclamando per le persone con disabilità il diritto al lavoro, così come previsto dalla legge 68/99. Prima sotto forma di petizione al Senato, nel novembre 2016, poi sotto forma di denuncia alla Procura di Roma, Bonifacio ha contestato “le mancate assunzioni, nei relativi concorsi di reclutamento di personale di Camera e Senato, banditi dopo l'entrata in vigore della legge citata”.
 
Un atto formale e di una certa complessità, ci racconta Bonifacio, “visto che in Procura bisogna recarsi personalmente e compiere tutta una serie di passaggi burocratici e amministrativi. Ma non mi sono scoraggiato, sono arrivato fino in fondo e qualche giorno fa ho ricevuto la notizia che premia la mia tenacia e quella dell'associazione 'Tutti, nessuno escluso': la Procura di Roma ha aperto un fascicolo nei confronti dei responsabili di Camera e Santo per violazione delle norme della legge 68/99. Il fascicolo (n. 65293/17) è stato per ora istruito contro ignoti. Spero con tutto il cuore che sia sanzionato questo reato grave ed odioso, che lede i diritti di cittadini in difficoltà e socialmente fragili. Ho visto quanto il lavoro abbia migliorato e valorizzato mio figlio, che finalmente, dopo una lunga battaglia, nel 1989 è stato assunto dal comune di Roma: è soprattutto questo che mi motiva a portare ora avanti questa battaglia a livello nazionale, evidenziando una contraddizione che non può perpetuarsi: le massime istituzioni dello Stato che violano le leggi che si sono date, a tutela dei più vulnerabili”. (cl)

Fonte: Superabile.

mercoledì 21 giugno 2017

Sindrome di HELLP: patologia rara femminile

di Dora Millaci
Malattia che colpisce le donne in gravidanza
Esattamente che cos’è?
Spieghiamo intanto il suo nome, che è un acronimo.
La parola “Hellp” è l’elenco dei sintomi che si ritrovano in questa sindrome che sono diversi: anemia emolitica (h), elevazione dei valori degli enzimi epatici (el) e basso numero di piastrine (lp).
Insorge nelle donne in gravidanza e colpisce di solito attorno al terzo trimetre, ma in alcuni casi anche prima. Esiste però la possibilità 8%, che si manifesti anche dopo il parto.
Può avvenire in una gravidanza su mille e circa il 10% delle donne ne è a rischio, inoltre il fatto che ricorra nelle successive gravidanze è del 5%.
Viene considerata una complicazione della preeclampsia (nota anche come gestosi), che ne è quindi il fattore scatenante insieme alla eclampsia, che è ancora più pericolosa e porta alle convulsioni.
Le cause effettive che portano a questa grave complicazione ostetrica non si conosco ancora nello specifico, ma pare che sia un mix di elementi di natura genetica e ambientale.
Quali sono i sintomi?
  • Mal di testa;
  • Nausea e vomito che continua a peggiorare;
  • Dolore addominale superiore;
  • Problemi alla vista.
Questi i più comuni
Come si cura?
Non conoscendo ad oggi le cause effettive della malattia, è difficile studiare una giusta prevenzione. Pertanto l’unico trattamento efficace è rappresentato dall’induzione del parto appena possibile, anche prematuramente.
In taluni casi viene effettuata una terapia farmacologia con cortisonici e antipertensivi, spesso però è necessaria anche una somministrazione di fluidi per  via endovenosa.
Inoltre viene data una dieta equilibrata, assieme ad esercizio fisico studiato caso per caso.

Fonte: Newsdoramillaci.wordpress.com

Atletica paralimpica: ecco gli azzurri che parteciperanno ai Mondiali di Londra

Dodici gli atleti in gara, tante le speranze di podio. L'evento in programma dal 14 al 23 luglio. Simone Manigrasso: "Mi impegnerò al massimo e darò tutto me stesso per tornare a casa a testa alta". Giuseppe Campoccio: "Per molti un Mondiale è un punto di arrivo, per me è un punto di partenza". Il DT Duminuco: "Siamo competitivi in tutte le gare"

ROMA - Dodici azzurri per una medaglia iridata: ufficializzata la Squadra Italiana che, dal 14 al 23 luglio, prenderà parte ai Campionati del Mondo di atletica paralimpica. A Londra ci saranno 7 uomini e 5 donne, tutti altamente competitivi e in grado di andare a podio.
 
Iniziamo dalle donne e da una campionessa del calibro di Martina Caironi, oro a Londra e a Rio nei 100 metri T42, argento sempre a Rio nel salto in lungo, primatista mondiale nei 100. Su la portabandiera degli ultimi Giochi Paralimpici sono riposte tante speranze di vittoria. Insieme alla bergamasca ci sarà Monica Contrafatto, bronzo a Rio nella stessa gara della Caironi, cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi tempi. Buono il momento di forma anche per Arjola Dedaj, reduce da ottime prestazioni ai Campionati Italiani di Isernia, che le hanno regalato il primato nazionale nel lungo di categoria T11. Sicura la presenza anche di una straordinaria atleta come Assunta Legnante, oro a Londra e Rio nel getto del peso F11. A difendere i colori azzurri ai Mondiali anche Federica Maspero, reduce dalle ultime Paralimpiadi, che a Londra gareggerà nei 400 metri T43.
 
In campo maschile, da sottolineare la prima convocazione a una rassegna iridata di Giuseppe Campoccio, che a suon di record italiani nel getto del peso e nel lancio del disco si è guadagnato la convocazione per questi Mondiali. Tra i presenti anche una delle bandiere del paralimpisimo italiano e internazionale, Alvise De Vidi, l'azzurro più medagliato della storia, che a Londra proverà a portare a casa l'ennesimo podio di una carriera da incorniciare nelle specialità dei 100 e 400 metri T51. Tra i veterani anche Roberto La Barbera, impegnato nel salto in lungo T44 e nella staffetta 4x100 T42-47. A completare il gruppo azzurro ci saranno Simone Manigrasso nei 200 e 400 T44 e nella staffetta 4x100 T42-47, Riccardo Bagaini nella staffetta 4x100 T42-47, Emanuele Di Marino nei 200 e 400 T44 e nella staffetta 4x100 T42-47, Andrea Lanfri nei 100 e 200 T43 e nella 4x100 T42-47.
 
Ai Mondiali parteciperanno 1300 atleti provenienti da 100 paesi del mondo a caccia di 213 podi.
 
"Un anno e mezzo fa, quando ho iniziato questa avventura, neanche ci pensavo - ammette Simone Manigrasso - poi ho iniziato a crederci e adesso finalmente ci sono riuscito: ho raggiunto l'obiettivo di partecipare ai Campionati Mondiali di atletica paralimpica". "In questo momento mi sento di ringraziare tutte le persone che mi hanno dato fiducia e tutte quelle che mi hanno supportato fin qui - osserva il lombardo - mi impegnerò al massimo e darò tutto me stesso per tornare a casa a testa alta". "Nonostante alcune assenze importanti, il livello tecnico degli atleti in gara è buono - assicura Vincenzo Duminuco, Direttore Tecnico della Nazionale Italiana - siamo competitivi in tutte le gare". "È una squadra, questa, in cui si fondono insieme esperienza, talento e voglia di emergere".
 
"Ancora non ho ben realizzato - esordisce Giuseppe Campoccio - i numeri c'erano ma non avendo mai vissuto una realtà del genere in ambito paralimpico per me è qualcosa di splendido". "Ho fatto quello che mi piace fare e alla fine i risultati sono arrivati - confessa il portacolori del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa - la voglia di vivere è tanta, così come tanta è la voglia di comunicare agli altri la propria esistenza e il messaggio che con la disabilità si possono fare cose straordinarie, perché la disabilità è qualcosa che esiste nella testa degli altri". "A Londra sarà emozionante, ci saranno tanti spettatori e si respirerà una cultura sportiva diversa - aggiunge l'azzurro - ancora più straordinario rappresentare il GSPD". "Grazie a Nadia Checchini che ha creduto in me, in un vecchietto che ancora può dare tanto, grazie a mia moglie che mi sopporta e supporta in ogni cosa". "Non è facile allenarsi e soprattutto mantenersi ai vertici - conclude Campoccio - per molti un Mondiale è un punto di arrivo, per me è un punto di partenza, il momento in cui posso esprimere appieno le mie capacità". (a cura del Cip)

Fonte: Superabile.

martedì 20 giugno 2017

Giornalismo e disabilità: Fiaba propone la “Carta deontologica delle Prm”

Non si scriva più “handicap” e “menomazione”, ma neanche “diversabile” o “costretto su una carrozzina”: si introduca invece l'acronimo internazionale “Prm” (persona con ridotta mobilità” e non si usi mai “disabile” come sostantivo. Fiaba chiama a raccolta i giornalisti, per scrivere insieme una nuova pagina di deontologia professionale

ROMA – Una nuova “carta deontologica” per i giornalisti, che insegni loro a parlare correttamente di disabilità: la proposta arriva da Fiaba, (Federazione italiana per l'abbattimento delle barriere architettoniche), che è stata presentata lunedì 19 a Roma, presso l'aula magna della Lumsa, alla presenza della Presidente dell'Ordine dei Giornalisti Lazio Paola Spadari. “Utilizzare la terminologia appropriata è indispensabile per il giornalista per poter divulgare un’informazione corretta”, spiega Fiaba, nel documento che chiama a raccolta “tutti i soggetti che vogliono dare un loro contributo alla stesura della Carta vera e propria”.

L'attenzione che c'è... L'iniziativa trae spunto da altre recenti carte deontologiche adottate dall'Ordine dei Giornalisti, prima fra tutte la Carta di Roma, nata nel 2008 “con l'intento di arrestare la diffusione di termini discriminatori nei confronti dei rifugiati politici o degli immigrati economici che alcuni quotidiani, anche di tiratura nazionale, stavano favorendo”. E fa riferimento. Fiaba,.anche alla Carta di Milano, redatta nel 2013 dal Cnog, che al punto 2 invita “a usare termini appropriati in tutti i casi in cui un detenuto usufruisce di misure alternative al carcere o di benefici penitenziari evitando di sollevare un ingiustificato allarme sociale e di rendere più difficile un percorso di reinserimento sociale che avviene sotto stretta sorveglianza”.

… e l'attenzione che manca. Nessuna carta deontologia è stata però finora dedicata dall'Ordine dei giornalisti al tema della disabilità: “non si è riservata la stessa attenzione nell’utilizzo di termini come 'handicappato' o 'menomazione' – osserva Fiaba - Nella Carta di Perugia, compilata nel 1995, che si occupa dei 'diritti del malato', all’articolo 12 si legge: 'È comune intento la tutela dei diritti dei soggetti deboli, in particolare minori, handicappati ed anziani'. Si dirà che la Carta di Perugia è un documento del ’95 che non ha più valore giuridico, in quanto recepito dal “Testo Unico” del 3 febbraio del 2016”. Osserva però Fiaba che “lo stesso 'Testo Unico', presenta, all’articolo 6, la seguente prescrizione: 'il giornalista rispetta i diritti e la dignità delle persone malate o con disabilità siano esse portatrici di menomazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali'. Incontestabile è il cinismo espresso nella perifrasi 'persone portatrici di menomazione' – commenta Fiaba - in un testo redatto a febbraio del 2016, tuttora in vigore”.

“Persone con ridotta mobilità”, ecco l'espressione corretta. E' ora, insomma, che il giornalismo ponga attenzione al linguaggio che impiega nel riferirsi alla disabilità: “si è discusso, nel corso dei decenni, su quale fosse il termine più appropriato per indicare la persona con disabilità – riferisce Fiaba - Sono stati creati e diffusi neologismi, ma non si è mai raggiunta una omogeneità né si è mai trovato un termine che raggruppasse diverse sensibilità, storie, convinzioni”. Di qui la proposta di Fiaba: “rifacendoci alla Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità, in questa proposta “Carta deontologica delle Prm” ci pare necessario prescrivere alcuni termini, piuttosto che proporne di nuovi”. In particolare, la proposta di Fiaba è che, nel riferirsi alle persone con disabilità, innanzitutto si adotti l'acronimo “Prm”, che sta per “persona con ridotta mobilità” (person with reduced mobility), già adottato a livello internazionale negli aeroporti. Chiede poi che sia completamente abbandonato il termine “handicap”, mentre non venga mai sostantivato l’aggettivo “disabile”. In altre parole, “si può parlare di persona disabile – spiega Fiaba - ma non di disabile. Si rischia altrimenti di creare un termine collettivo, che va ad indicare una minoranza, insomma una discriminazione”.

I termini da mettere al bando. Altri termini da bandire del tutto sono “menomazione” e “menomato”, come pure “diversamente abile” e “diversabile”, che “hanno assunto un carattere di politically correct e sembrano avulsi dalla condizione reale della persona con disabilità”. Fiaba definisce poi “semanticamente agghiacciante”, ma “tanto cara allo stile giornalistico di questi anni” l'espressione “costretto su una sedia a rotelle” e riporta diversi esempi, tratti da vari quotidiani, in cui questa espressione viene impiegata. Ma “la sedia a rotelle è un facilitatore, uno strumento di liberazione – osserva Fiaba – e non può diventare lo stesso simbolo dalla disabilità: l’Onu stessa ha fatto un passo indietro epurando dalla simbolistica sulla disabilità l’immagine della persona in carrozzina e sostituendola con un’immagine stilizzata dell’uomo vitruviano. Il messaggio è chiaro: l’uomo come misura di tutte le cose. E proprio così deve essere se si vuole costruire una società inclusiva ed accessibile”.

“Un paletto alla deriva sensazionalistica”. Così il presidente di Fiaba Trieste ci spiega il senso e lo scopo dell'iniziativa: “Abbiamo sentito l'urgenza di una carta deontologica che fissi dei paletti alla deriva sensazionalistica della narrazione giornalistica italiana, particolarmente sul tema delle disabilità, dove il pietismo la fa da padrone. In più secondo la proposta promossa dal nostro ufficio stampa Nicola Stacchietti, vanno rivisti alcuni passaggi del testo unico dei doveri del giornalista, che ha recepito le vecchie carte deontologiche, in alcuni casi senza aggiornare il loro registro lessicale e contenutistico, che risale a oltre 20 anni fa. Non ci aspettavamo questa risonanza – commenta - ci hanno già contattato anche dalla Campania, dal Veneto e da L'Aquila per replicare l'evento”. (cl)

Fonte: Superabile.

sabato 17 giugno 2017

Dopo di noi, la legge un anno dopo: Anffas la spiega in modo semplice

La legge ha appena compiuto un anno e le regioni sono al lavoro. Presentati i programmi attuativi, è la volta dei decreti attuativi, che però finora hanno completato solo due regioni: Lombardia ed Emilia Romagna. Anffas pubblica un documento, in cui spiega in modo semplice gli elementi fondamentali della legge e fa il punto sulla sua attuazione

ROMA – La legge sul “Dopo di noi” alla portata di tutti e “facile da leggere”: è il nuovo strumento appena messo a disposizione da Anffas, per spiegare con chiarezza gli elementi fondamentali della legge e fare il punto sulla sua effettiva attuazione, a un anno circa dalla sua approvazione. Il documento si chiama “Analisi con domande e risposte sulla Legge n. 112/2016 eLinee Guida per la sua attuazione”: 25 pagine, la sintesi dei principali elementi normativi, tante domande e altrettante risposte, per capire le novità contenute nella legge e le realtà che potranno beneficiare delle risorse messe a disposizione.

“Uno strumento di semplice ed immediata consultazione – spiega Anffas -che può essere utilizzato da familiari di persone con disabilità, leader associativi, operatori sociali, sanitari e giuridici, nonché dai decisori amministrativi che necessitano di confrontarsi su quanto indicato dalla Legge n. 112/2016, per fare così in modo che sui territori ci sia una concreta ed aderente attivazione del tutto: proprio in queste ore, infatti, molti nostri organismi regionali stanno definendo con le Regioni di riferimento le delibere attuative e come far partire le varie misure sui territori”. Dopo l'approvazione della legge – lo ricordiamo – è stato approvato anche il relativo decreto attuativo (23 novembre 2016), a firma del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Un nuovo “Dopo di noi”. Merito fondamentale della legge, per Anffas, è quello di aver introdotto “nuovo modo di intendere il 'dopo di Noi', partendo dal riconoscimento che le persone con disabilità non possono, dall’oggi al domani, essere 'deportate' in una struttura, a volte anche lontana centinaia di chilometri dal tessuto sociale dove hanno vissuto, e veder spezzato tutto il loro percorso di vita fino a quel momento costruito”.

Le misure finanziabili. Quattro sono le aree di intervento che la legge va a finanziare e che Anffas riassume così: a. “percorsi di deistituzionalizzazione e di supporto alla domiciliarità in abitazioni o gruppi-appartamento che riproducano le condizioni abitative e relazionali della casa familiare”; b. “in via residuale, nel superiore interesse delle persone con disabilità grave, interventi per la permanenza temporanea in una soluzione abitativa extrafamiliare per far fronte ad eventuali situazioni di emergenza”; c. “interventi innovativi di residenzialità per le persone con disabilità grave, volti alla creazione di soluzioni alloggiative di tipo familiare e di co-housing, che possono comprendere il pagamento degli oneri di acquisto, di locazione, di ristrutturazione e di messa in opera degli impianti e delle attrezzature necessari per il funzionamento degli alloggi medesimi, anche sostenendo forme di mutuo aiuto tra persone con disabilità”; d. “programmi di accrescimento della consapevolezza, di abilitazione e di sviluppo delle competenze per la gestione della vita quotidiana e per il raggiungimento del maggior livello di autonomia possibile delle persone con disabilità grave”.

Le fasi dell'attuazione. Anffas ricorda poi le diverse “scadenze” previste nella legge: innanzitutto, entro il 5 marzo le regioni hanno dovuto sono state chiamate ad inviare al Ministero del lavoro e delle politiche sociali i loro programmi attuativi. Per uniformare tali piani il ministero ha predisposto una apposita scheda, rispettosa della legge e del suo decreto attuativo che le regioni dovevano provvedere a compilare, indicando le misure finanziate, il riparto del fondo tra le varie misure previste dal decreto attuativo, nonché le modalità applicative”. Seconda scadenza: “entro 30 giorni dal ricevimento dei singoli piani attuativi da parte delle Regioni, il ministero era tenuto ad analizzare gli stessi e dare riscontro alle Regioni proponenti”. La palla tornava poi alle regioni che, “ricevuto il riscontro da parte del Ministero, erano tenute ad effettuare le eventuali integrazioni o modifiche richieste per i piani precedentemente inviati ed attendere la definitiva comunicazione di approvazione e materiale assegnazione delle somme precedentemente definite nel decreto di riparto del fondo”.

A che punto sono le regioni? “Al momento della redazione della presente Guida – riferisce Anffas - risulta che solo la Regione Emilia Romagna e la Regione Lombardia hanno completato l’intero iter, emanando rispettivamente la DGR n. 733 del 31.05.2017 e la DGR 6674 del 07.06.2017”. Il Fondo Nazionale è di 90 milioni di euro per il 2016, 38,3 milioni di euro per il 2017 e 56,1 milioni di euro a decorrere dal 2018 (con il fondo, quindi, stabilizzato su tale cifra). I 90 milioni di euro del 2016 sono stati ripartiti tra le regioni, come riportato nella relativa tabella, in base alle certificazioni della legge 104/92, art. 3 comma 3 (connotazione di gravità), delle persone comprese tra i 18 ed i 64 anni. Si va dai 15.030.000 euro della Lombardia ai 450 mila del Molise e i 180 mila della Valle d'Aosta, passando per i 9.090.000 del Lazio e della Campania, i 6.570.000 dell'Emilia Romagna e i 7.740.000 della Sicilia. Da seguire con particolare attenzione è la vicenda del Trentino, che non accede a fondi nazionali idonei a garantire livelli essenziali di prestazioni. “Abbiamo notizia – riferisce però Anffas - che la Provincia Autonoma di Trento sta predisponendo un’apposita norma, con propri fondi, in linea con la norma nazionale”. La seconda parte del documento redatto da Anffas contiene “Domande e risposte sulla legge n.112/16 e sul decreto 23.11.16”. (cl)

Fonte: Superabile.

mercoledì 14 giugno 2017

Al via la campagna di sensibilizzazione per i cani guida. Promuove Autostrade per l’Italia

Troppo spesso non è permesso a chi possiede un cane guida di entrare in un ristorante, su un taxi o un treno, nonostante l’esistenza di una legge dello Stato. La campagna durerà tutta l’estate: prevede l’installazione di 30 cartelli retroilluminati di varie dimensioni nelle principali aree di servizio 

ROMA - Durerà tutta l’estate la campagna di sensibilizzazione per l’utilizzo dei cani guida promossa nelle Aree di servizio di Autostrade per l'Italia a favore dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti. Troppo spesso infatti, ancora oggi, non viene permesso a chi possiede un cane guida di entrare in un ristorante, di prendere un taxi, di salire sul treno o entrare in un luogo pubblico, nonostante l’esistenza di una legge dello Stato, la n. 37/1974 (aggiornata poi con la n. 60/2006), che esplicitamente dichiara il diritto per il non vedente di accedere con il proprio animale agli esercizi aperti al pubblico.
 
La campagna prevede l’installazione di 30 cartelli retroilluminati di varie dimensioni nelle principali Aree di Servizio di tutta Italia. Le immagini sono state realizzate dall’illustratore Davide Bonazzi, e insieme alla frase scelta per la campagna - “Il mio cane guida fedele amico di libertà” – vogliono mettere in evidenza la fondamentale importanza del cane guida per l’autonomia e la mobilità della persona con disabilità visiva.

“Ringraziamo Autostrade per l’Italia – dichiara il vice presidente nazionale dell’Unione, Stefano Tortini - che ha accolto il nostro invito a promuovere la campagna, un'occasione importante per far capire quanto i cani guida siano gli occhi di chi vive nel buio. Il cane guida è "un vero compagno di libertà", sempre disponibile e pronto ad assecondare le necessità di autonomia e di mobilità”. Elena Ferroni, coordinatrice della Commissione Cani guida dell’Unione dichiara che “abbiamo bisogno di iniziative come quella avviata da Autostrade per l’Italia, perché concretamente ci può aiutare a far capire come per noi ciechi il cane guida non sia un vanto o un capriccio, ma un meraviglioso aiuto che restituisce uno spazio di libertà altrimenti fortemente compromesso dalla disabilità visiva”.

Fonte: Superabile.

domenica 11 giugno 2017

Disabilità, ausili fai-da-te: cresce il "movimento" degli inventori

Soluzioni create da persone disabili, artigianato digitale, fiere e concorsi che premiano idee: una rete che cresce quella dei progettisti. La storia di Slobodan Miletic e del suo "Reed”, tutore che stabilizza le dita di una persona tetraplegica

ROMA - Storie di ausili e creatività. Ovvero soluzioni semplici e fai-da-te spesso pensate o realizzate dalle stesse persone disabili. Oppure artigianato tecnologico per bisogni speciali, con start-up, fablab (laboratori di autofabbricazione informatica collaborativa e condivisa) e sviluppatori a vocazione sempre più solidale. E poi: fiere di settore e concorsi nazionali che premiano le idee prodotte con poco, meglio ancora se a basso costo e a chilometro zero. Come per esempio Maker Faire Rome (la manifestazione organizzata da Innova, l’incubatore della Camera di commercio di Roma per l’innovazione), i contest #MakeToCare e #TechCare indetti dal gruppo farmaceutico Sanofi, il concorso Ausili creativi dell’Istituto di riabilitazione di Montecatone (sulle colline di Imola, in provincia di Bologna), il premio Cuore digitale: tutte iniziative di cui si aspetta l’edizione 2017. "In questi ultimi anni l’invenzione fatta dal nonno o dal vicino di casa in garage o in cantina è diventata sistema: un vero e proprio movimento che mobilita un piccolo esercito di progettisti professionisti, oltre semplici appassionati. Tanto da attirare l’attenzione di associazioni, fondazioni, centri di riabilitazione, aziende e manifestazioni".

Dietro ogni invenzione ci sono bisogni e persone. E proprio dentro queste storie (che pubblichiamo a puntate, a partire da oggi) si muove il dossier “Invenzioni povere per un mondo ricco di idee”, pubblicata nel numero di giugno del magazine Superabile Inail, realizzato da Michela Trigari.

La storia di Slobodan Miletic, classe 1985, appassionato di sport, motori e informatica, è una di quelle raccolte e raccontate. “Lavoravo come programmatore al ministero delle Finanze della Bosnia Erzegovina fino a quando, nell’agosto del 2012, un incidente stradale mi ha costretto a rivoluzionare la vita che avevo vissuto fino a quel momento”. È venuto a vivere in Italia, vicino a Modena, per motivi di cura, e ora ha fondato Rehabventure, “una piattaforma online, operativa tra agosto e settembre prossimi, che si prefigge di connettere tutto il sistema riabilitativo – pazienti, medici, centri e strutture ospedaliere – così da offrire i servizi necessari a massimizzare l’efficacia delle cure e il potenziale di recupero per paralisi e malattie neurologiche”, racconta.

L’anno scorso ha deciso di partecipare al concorso Ausili creativi, organizzato da Ospedale di riabilitazione di Montecatone, Fondazione Montecatone onlus, Associazione paraplegici e medullolesi Emilia-Romagna e Vignola (Apre), Centro regionale ausili “Corte Roncati” di Bologna, cooperative sociali Axia e Anna Guglielmi – un contest, ormai alla terza edizione, nato per dare spazio a soluzioni nuove, semplici ed economiche, ideate da persone con disabilità per soddisfare le proprie esigenze quotidiane o anche quelle degli altri –, e l’ha vinto.

Il suo “Reed”, un tutore di plastica in grado di stabilizzare le dita di una persona tetraplegica mentre utilizza il computer, lo smartphone, il tablet e le altre apparecchiature che funzionano con il touchscreen, è arrivato primo. ”L’ho pensato per me e lo uso ogni giorno”, dice, ma, essendo facile da realizzare, tutti possono costruirlo: basta “mischiare della plastica polimorfa termo-modellabile (si acquista su eBay o Amazon) con dell’acqua bollente, stenderla, arrotolarla intorno al proprio dito per darle la forma desiderata e metterla a solidificare”.

Ma Miletic non è il solo: sui due gradini più bassi del podio di Ausili creativi 2016, infatti, sono saliti anche Emiliano Valente, 26 anni, terapista occupazionale, con la sua cinta per il galleggiamento (un’idea sviluppata durante la tesi di laurea e poi adottata nella piscina di Torre de’ Passeri, in provincia di Pescara, dove lavora con le persone disabili), e Giuseppe D’angelo, ascolano, con il supporto di legno per carte da gioco realizzato per la figlia 25enne tetraplegica. Lui, infatti, è uno di quei papà inventori con una buona manualità che cerca di facilitare la vita alla persona a cui vuole più bene: sue sono anche le cinture di sicurezza per carrozzina e wc e la consolle integrata per il pc.

Fonte: Superabile.

ATTENZIONE

“Oltre le barriere” mette in evidenza tutte quelle problematiche che mantengono lo stato di emarginazione sociale, civile e lavorativa dei soggetti disabili.

A cura di Vito Caronna

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