lunedì 16 ottobre 2017

Guerre, terremoti, tsunami: ecco come soccorrere le persone disabili

Terremoti, tsunami, guerra sono tutte cause di emergenza in campo umanitario, in particolare per le persone con disabilità, anziani compresi. In questi casi è stato calcolato che il loro rischio di morte è doppio, a volte il triplo. Il tema al centro del Festival della cooperazione internazionale di Ostuni

OSTUNI - Terremoti, tsunami, guerra sono tutte cause di emergenza in campo umanitario ma, accanto alla popolazione che ne viene colpita, ve ne è una minoranza, nemmeno tanto piccola dato che si parla mediamente del 15% del totale, che si trova più indifesa, sono le persone con qualche forma di disabilità, anziani compresi. In questi casi è stato calcolato che mediamente per le persone con disabilità il loro rischio di morte è il doppio, a volte il triplo. Di come affrontare le situazioni d'emergenza pensando anche alle persone con disabilità si è discusso al Festival della cooperazione internazionale promosso da Aifo che si è svolto a Ostuni in Puglia.

“Secondo i nostri dati attualmente ci sono circa 250 milioni di abitanti colpiti da qualche forma di crisi e 65 milioni sono gli sfollati: un livello di crisi senza precedenti”. Chi fa questa affermazione è  Marta Collu funzionaria dell'Aics (Agenzia italiana per cooperazione allo sviluppo) struttura che al suo interno ha anche un ufficio - il settimo, Emergenza e stati fragili - espressamente dedicato agli interventi umanitari e con una particolare attenzione alle fasce deboli della popolazione.  Un'indagine sulla catastrofe avvenuta in Giappone nel 2011 ha dimostrato che a causa dell'onda di tsunami generata dal terremoto le persone con disabilità hanno avuto un tasso di mortalità doppio. Nel 2016 si è svolto a Istanbul il primo World Humanitarian Summit teso a sviluppare un’Agenda per l’Umanità, che impegni la comunità internazionale a proteggere la popolazione in caso di guerra e calamità naturali, dove è stata sottolineata l'importanza di occuparsi delle categorie più deboli di cittadini.

Michele Falavigna di Aifo ha spiegato in cosa consiste un altro accordo internazionale per la riduzione del rischio da disastri denominato Sendai, dal nome della più grande città giapponese devastata dallo tsunami e vicina anche alla centrale atomica di Fukushima. L'accordo prevede la partecipazione delle stesse persone disabili per quanto riguarda la sicurezza e pone l'accento sull'importanza di avere dei dati su quanto siano le persone con disabilità nelle zone colpite (dati che quindi vanno raccolti prima). “In Italia esistono già delle buone pratiche - ha raccontato Michele Falavigna - come è il caso delle Linee guida dei vigili del fuoco realizzate con la collaborazione delle persone con disabilità”.

In caso di emergenza umanitaria le persone disabili non possono essere trattate tutte allo stesso modo. Nel caso delle persone non vedenti ad esempio Paola De Luca di CBM Italia (Christian Blind Mission), una organizzazione non governativa che si occupa della cecità nel sud del mondo, ha presentato una recente applicazione (Humanitarian Hands-on Tool abbreviata in HHot) ) per gli operatori umanitari sul campo che serve proprio per gestire le emergenze. C'è da precisare che la app non tratta solo di questioni che riguardano i non vedenti ma anche tutte le disabilità, comprese le persone normodotate perché - dobbiamo ricordare - se si facilitano i soccorsi, i benefici sono per tutti.  Adottando questo criteri in definitiva si potranno salvare e aiutare molte più persone e non solo quelle con disabilità.

di Nicola Rabbi

Fonte Superabile.

Disabilità e partecipazione politica: in Europa è un diritto solo sulla carta

Troppe ancora le barriere che impediscono ai cittadini con disabilità di molti paesi europei di esercitare il diritto al voto: dalle quelle architettoniche a quelle comunicative. Edf fa il punto della situazione. Il 7 dicembre sarà il tema della quarta riunione del Parlamento europeo delle persone con disabilità 

ROMA – In Lituania, il 60% dei seggi elettorali non sono accessibili, ma anche quelli che dovrebbero esserlo, spesso di fatto non lo sono; in Germania, sono escluse dal voto circa 85 mila persone con disturbi mentali, intellettivi e psicosociali: in Ungheria, 48 mila persone hanno un tutore e non possono votare. In generale, in molti paesi europei le persone con disabilità vivono in istituto e non sono non hanno la possibilità di votare, ma non sanno neanche quando si andrà al voto. In poche pennellate, è questo il quadro del diritto al voto delle persone con disabilità in Europa, dipinto nei giorni scorsi in Estonia, durante la riunione del Consiglio dell'Edf. “Il diritto alla partecipazione politica e al voto sono il cuore della democrazia e della cittadinanza, e sono anche diritti iscritti nella Convenzione Onu sulla disabilità – riferisce Edf – che l'Unione europea e gli Stati membri hanno ratificato, obbligandosi così a rendere effettivi questi diritti per tutti i cittadini con disabilità. Eppure – denuncia Edf – a milioni di persone con disabilità in Europa non è permesso di esercitare questo fondamentale diritto. Le donne con disabilità, le persone disabili che vivono in istituto e le persone con disabilità meno visibili, come quelle intellettive e psicosociali, corrono un rischio ancora maggiore di essere esclusi da questa possibilità”.

Durante l'incontro in Lettonia, i membri dell'Edf si sono scambiati esperienze e conoscenze sulla situazione del diritto al voto nei rispettivi paesi. Ne è emerso, in sintesi, che per quanto il diritto al voto sia riconosciuto alle persone con disabilità, di fatto la mancanza di accessibilità rende impossibile esercitarlo: può trattarsi di seggi elettorali con barriere architettoniche, o di mancata traduzione delle informazioni e dei documenti in linguaggi accessibili come il Braille, o la Lis, o il linguaggio facile da leggere. I rappresentanti del Portogallo, per esempio, hanno denunciato la mancanza di informazioni in linguaggi comprensibili anche a chi ha una disabilità intellettiva: mentre i delegati ungheresi hanno riferito che spesso i seggi accessibili si trovano molto lontano dai luoghi di residenza di chi ne avrebbe bisogno.

Il Comitato dell'Onu che vigila sul lavoro che l'Unione europea e i suoi stati membri fanno per attuare la Convenzione, ha ripetutamente puntato il dito contro le violazioni dei diritti di partecipazione politica e di voto per le persone con disabilità nella maggior parte dei Paesi europei . Ora, in vista delle prossime elezioni europee del 2019, Edf si impegnerà in una campagna dedicata proprio a questo tema: “facciamo appello al Parlamento europeo e a tutti i governi, affinché rivedano le loro leggi e procedure, così da assicurare a tutte le persone con disabilità l'esercizio del proprio diritto al voto, al pari degli altri cittadini”.

Per realizzare un'azione più efficace, Edf sta lavorando in sinergia con l'Eesc (European Economic and Social Committee), fornendo gli elementi per un report che il Comitato sta preparando, in cui sarà descritta e dettagliata la reale condizione del diritto al voto in Europa. Il rapporto dovrebbe essere concluso entro l'inizio del 2018. Sempre al tema del diritto al voto e della partecipazione politica, sarà dedicato il 4° Parlamento europeo delle persone con disabilità (Eppd), che si terrà il 6 dicembre prossimo a Bruxelles, organizzato da Edf e dal Parlamento europeo, a cui parteciperanno centinaia di delegati delle organizzazioni per la disabilità in tutta Europa, insieme a membri delle istituzioni europee. (cl)  

Superabile.

venerdì 13 ottobre 2017

Un interprete Lis in ogni albergo: la sfida inizia dalla Spagna

L’iniziativa è promossa dalla catena alberghiera Room Mate Hotels, in collaborazione con l’associazione “Comunicados en Lengua de Signos”: entro la fine del 2017, tutti gli alberghi spagnoli della catena saranno dotati di questo servizio, che nel 2018 si estenderà a livello internazionale. Ens: “Un buon segnale, che riconosce alla persona disabile il ruolo di cliente”

ROMA – Un servizio di interpretariato in Lingua dei segni in ogni albergo della catena: è l’obiettivo a cui punta “Room Mate Hotels”, che già entro la fine del 2017 introdurrà questo sistema in tutti i suoi hotel spagnoli, per estenderlo poi, il prossimo anno, a livello internazionale.

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la società Comunicados en Lengua de Signos, ha sviluppato un sistema grazie al quale potrà assistere qualsiasi cliente con deficit uditivo durante la fase di prenotazione e nel corso del soggiorno presso le proprie strutture. Questo garantirà una comunicazione fluida ed efficace tramite un servizio di video-interpretazione nella Lingua dei Segni in tempo reale. Le fasi principali in cui si assisterà il cliente sono: realizzazione della prenotazione, Check-in e Check-out e durante il soggiorno presso gli hotel Room Mate. Concretamente, nella reception degli hotel sarà presente un Tablet con al suo interno un programma di videochiamata, tramite cui si potrà stabilire una comunicazione tra il cliente e il servizio di interpretariato che comunica nella lingua dei segni spagnola e internazionale, il cliente stesso potrà esprimere le proprie richieste in tempo reale, per ricevere un’assistenza diretta e personalizzata.

“Crediamo che mettersi nei panni del cliente e assisterlo siano parti integranti e fondamentali del nostro lavoro - dichiara Kihe Sarasola, fondatore e presidente della società - Pertanto, l’introduzione di questo sistema di interpretazione simultanea getterà le basi per una maggiore integrazione e un servizio sempre più personalizzato e completo per i turisti che ci visitano in tutto il mondo”.

Così commenta la notizia l’Ente nazionale sordi, interpellato da Redattore sociale: “L’idea è senz’altro interessante e può andare incontro a un’effettiva carenza attuale: in genere infatti non è consentito alle persone sorde di comunicare con le strutture alberghiere da remoto, in caso di problemi, richieste di informazioni, modifiche di prenotazione, servizi ecc. In questo caso, si fa riferimento all’utilizzo della lingua dei segni spagnola (LSE) e dell’ International Signs (IS),: è chiaro che, se fosse messo in piedi nelle città di Milano e Firenze dove hanno sede gli hotel di questa catena, andrebbe personalizzato il servizio in Lingua dei Segni Italiana (LIS), ovvero con personale competente in tale lingua. La LSE, infatti,. si utilizza solo in Spagna, mentre l’IS è una modalità che viene utilizzata in contesti istituzionali e scientifici, raramente dalle persone nella vita quotidiana”. Ens si impegna quindi a “contattare la direzione della società, per capire come verrà attuato il servizio in Italia: solo allora potremo dare una valutazione di merito. Al momento senz’altro possiamo affermare che, nel mondo privato e aziendale, si tratta di un segnale importante, in quanto considera la persona con disabilità, sorda nel caso specifico, come un qualsiasi cliente, con le proprie peculiarità ed esigenze. Più il servizio viene personalizzato, maggiore crediamo possa essere la soddisfazione dell’utente”.
 
Qui il video che illustra il servizio, pensato per venire incontro aglio oltre 360 milioni di persone sorde o con deficit uditivi nel mondo. (cl)  

Fonte: Superabile.

giovedì 12 ottobre 2017

Insediato l’Osservatorio nazionale disabilità: ecco compiti e scenari

Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas, riferisce sull’incontro di insediamento, presso il ministero del Lavoro. “Compito principale sarà verificare l’applicazione della Convenzione, ma anche mettere in pratica le prescrizioni rivolte dall’Onu all’Italia dopo la prima consultazione. Io credo che Osservatorio debba anche verificare leggi su disabilità, approvate e da approvare”

ROMA – Si è insediato ufficialmente ieri, presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, il nuovo Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, alla presenza dei rappresentanti delle associazioni, dei sindacati, dell’Inps delle istituzioni locali e nazionali. Al tavolo, anche il ministro Poletti, il sottosegretario Biondelli, il direttore generale Tangorra. “Si sono innanzitutto svolte le formalità relative all’insediamento – ci riferisce Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas - ma abbiamo anche iniziato a ragionare sugli scenari su cui lavorare. CI èp stato innanzitutto confermato che il Programma biennale d’azione, approvato ormai tempo da dalla Conferenza nazionale di Firenze e poi dalla Conferenza unificata, dovrebbe essere già alla firma del presidente della Repubblica, quindi sarà emanato entro pochi giorni. E’ per noi questo un aspetto fondamentale, perché il Programma è la traccia su cui, nel corso del nuovo mandato, concentrare il nostro lavoro per dare concreta attuazione ai principi della Convenzione Onu”.

L’orientamento del nuovo Osservatorio, infatti, indicato dal presidente del Comitato scientifico Pietro Barbieri, è infatti proprio quello di “restare fortemente ancorato al paradigma della Convenzione Onu – riferisce ancora Speziale – e quindi a un modello basato su diritti umani e qualità della vita delle persone con disabilità. Barbieri . continua Speziale – ha inoltre posto in risalto la necessità che il nostro sistema impari a riconoscere tutte le forme di discriminazione di cui le persone con disabilità sono ancora destinatarie, per poi rimuoverle con azioni di sistema. La Convenzione Onu insomma, deve essere strumento culturale prima ancora che dettato normativo”.

E proprio monitorare l’applicazione della Convenzione è il compito principale dell’Osservatorio, come pure quello di “proporre modelli – aggiunge Speziale – e individuare nuove modalità perché la vita materiale delle persone disabili migliori e veda garantiti i diritti. A tal proposito, il ministro Poletti ha assicurato che, fino all’ultimo giorno del suo mandato, continuerà a piantare un albero ogni volta che lo riterrà produttivo, a prescindere dal fatto che i frutti possa coglierli direttamente lui o le generazioni future”. Particolarmente significativa è stata per Speziale la presenza di un rappresentante del Cidu (Comitato interministeriale per i diritti umani”, che “ha posto l’accento su come migliorare i rapporti tra l’Italia e gli organismi che all’Onu si occupano di monitoraggio e applicazione della Convenzione stessa”.

Per quanto riguarda la situazione attuale, “è emerso come al momento le condizioni e la qualità della vita delle persone con disabilità in Italia non sia ottimale: le leggi sono spesso all’avanguardia, ma fanno fatica a essere esigibili e rendere concretamente agevole la vita quotidiana delle persone con disabilità, che continuano a segnalare difficoltà nell’accesso ai servizi, atteggiamenti discriminatori o di emarginazione e segregazione”.

Il nuovo Osservatorio si è insediato in un contesto politico e normativo profondamente mutato rispetto al passato, con diverse leggi sulla disabilità approvate (Dopo di noi, autismo…) o in discussione (riconoscimento del caregiver, riconoscimento Lis, barriere architettoniche). “personalmente, ho sottolineato proprio questo aspetto – ci riferisce Speziale – segnalando che compito dell’’Osservatorio dovrebbe essere anche quello di verificare che le leggi approvate o da approvare siano in linea con i principi della Convenzione e gli interessi delle persone con disabilità. Questo naturalmente – precisa Speziale – senza interferire con le potestà parlamentari. A questo proposito però la linea ministeriale è prudente: è stato infatti osservato che i compiti dell’Osservatorio non gli conferiscono questo potere e questo ruolo. Io però, personalmente, continuo a credere che questa funzione dell’Osservatorio sarebbe fondamentale. Intanto – conclude Speziale – c’è un compito fondamentale a cui l’Osservatorio dovrà assolvere: verificare come dare attuazione alle prescrizioni rivolte dall’Onu all’Italia, all’esito della prima consultazione: le prescrizioni sono tante, molte condivisibili altre da chiarire: ma avendo l’Itaia siglato anche il protocollo opzionale, oltre al testo della Convenzione, è certo che queste prescrizioni non potrà ignorarle, ma dovrà in qualche modo recepirle. Ed è questo uno dei compiti che ci attende”. (cl)  

Fonte: Superabile.

martedì 10 ottobre 2017

Il piccolo Adan muore a Bolzano. Cercava accoglienza, ha incontrato una “barriera”

Ancora da accertare le cause della morte del 13enne disabile iracheno. La famiglia era arrivata in Italia dopo il diniego della Svezia e aveva dormito da giorni in alloggi di fortuna. SOS Bozen, Asgi e Antenne Migranti: "Una morte che forse si sarebbe potuta evitare"

BOLZANO - La morte di un bambino disabile iracheno forse si sarebbe potuta evitare se la famiglia fosse stata presa in carico subito dai servizi sociali ed il bambino fosse rimasto ancora in ospedale. Di questo sono convinti SOS Bozen, Asgi Alto Adige e Antenne Migranti, che hanno assistito la famiglia del piccolo. "Non sappiamo se Adan sarebbe vivo oggi se paesi come Svezia e Italia avessero deciso di rispettare le convenzioni internazionali e le normative relative ai minori. Le responsabilità di questa tragica vicenda sono ancora tutte da accertare. Per il momento sappiamo che la famiglia è ancora sola e ha, purtroppo, un legame indissolubile con la città dove ha perso un figlio", scrivono in una nota SOS Bozen: Asgi Alto Adige e Antenne Migranti.
 
La vicenda. Venerdì 6 ottobre la famiglia aveva potuto formalizzare la propria richiesta di protezione internazionale, anticipando l'appuntamento in questura. Nel tragitto della famiglia verso la mensa Caritas, dopo aver lasciato la questura, Adan è caduto dalla sedia a rotelle a causa di una barriera architettonica dovuta ad un dislivello della strada. Subito dopo è stato ricoverato in ospedale in rianimazione e come si legge dal referto, aveva già in atto però un'infezione. "Sabato scorso Adan era stato portato dal reparto di rianimazione a quello di pediatria chirurgica - raccontano nella nota le associazioni -. Era semi-incosciente e ingessato ad entrambi gli arti inferiori, dall'inguine alle caviglie. Con l'aiuto degli altri figli, impiegati per l'occasione, 'come mediatori linguistici' in inglese, in assenza di questo servizio, il pediatra si era informato con la madre per la terapia e le medicine prescritte in Svezia. Nonostante la situazione post-operatoria sembrasse tranquilla, si era riscontrata un'infezione e quindi erano in atto le ricerche microbiologiche per scoprire il virus o batterio responsabile dell'infezione. Alle 21.00 la temperatura corporea di Adan era salita. Alle 2.00 di notte circa Adan è deceduto in seguito ad una grave crisi respiratoria e cardiaca".

La famiglia, composta dai genitori e 4 bambini (tra i quali lo stesso Adan, 13 anni, affetto da distrofia muscolare), era scappata da Kirkuk (città a circa 250 km da Baghdad) e arrivata in Svezia nel dicembre 2015. Dopo quasi due anni di attesa, nel febbraio 2017 aveva ricevuto il diniego alla richiesta di protezione. Dopo il rifiuto della Svezia, la famiglia ha deciso di lasciare quel paese, riuscendo poi ad arrivare a Bolzano il 1 ottobre, dopo un viaggio in treno.

La notte del primo ottobre tutta la famiglia ha dormito all'addiaccio sotto un ponte della città di Bolzano. Lo scorso 2 ottobre la famiglia dopo essersi recata presso il servizio consulenza profughi della Caritas, era andata poi presso il servizio di assistenza umanitaria dell'associazione Volontarius, che aveva accompagnato la famiglia in questura. "Il Servizio Integrazione Sociale ha sempre dato risposta negativa in merito ad una sua presa in carico - scrivono le associazioni -. La famiglia è stata successivamente portata in ospedale perché Adan riportava diversi problemi di respirazione e dolori diffusi su tutto il corpo. In quell'occasione l'intera famiglia aveva passato la notte dormendo in ricoveri di fortuna all'interno dell'edificio ospedaliero".

"Nel frattempo il servizio consulenza profughi aveva segnalato e sollecitato per iscritto e per via orale le istituzioni (servizi sociali: Servizio Integrazione Sociale, Commissariato del Governo, Provincia) - si legge ancora nella nota - sulla situazione della famiglia. Dalle stesse era pervenuta risposta che la famiglia, in ragione della circolare Critelli, non poteva ricevere accoglienza". Asgi ha già avuto modo di denunciare i profili di illegittimità della circolare Critelli.

La notte di martedì una parte della famiglia (il padre e i tre bambini) ha dormito in albergo, grazie all'attivazione dell'associazione SOS Bozen, che gli ha pagato la stanza. Adan aveva dormito, invece, in ospedale, in quanto ricoverato insieme alla madre. Mercoledi 4 ottobre il piccolo Adan era stato visitato da un pediatra il quale aveva assicurato la madre e la volontaria di SOS Bozen che non vi fossero in quel momento problemi cardiaci. Adan era stato quindi dimesso dall'ospedale. Secondo quanto rendono però noto le associazioni, "il pediatra avrebbe voluto tenere Adan ricoverato in ospedale anche i giorni seguenti, ma in seguito a una discussione con il primario è stata decisa la dimissione".

La famiglia allora ha passato tutta la giornata, come quelle successive e quelle precedenti, nel parco della stazione, priva di assistenza ed informazioni, se non quelle fornite dalle associazioni della società civile. Grazie all'impegno dell'associazione SOS Bozen e di altre realtà associative (Verdi, comunità islamica di Trento e Bolzano, Antenne Migranti, gruppo Antifa Bolzano) e alla solidarietà dei singoli è stata pagata per mercoledì sera un'altra notte in albergo per la famiglia. "La sera di giovedì 4 ottobre tutta la famiglia ha dovuto dormire sul pavimento di una chiesa evangelica, l'unica ad aver aperto le porte, vista l'assenza in albergo di camere libere nonché di camere accessibili con l'ascensore - continua il racconto delle associazioni -. Per il caso in questione sono state contattate tutte le strutture ecclesiali (chiese e conventi) presenti nel capoluogo e nelle località adiacenti, ma nessuna di queste si è resa disponibile per l'accoglienza temporanea di questa famiglia".

"Occorrerà accertare le responsabilità a livello clinico - dice Federica Dalla Pria di Antenne Migranti -. Sicuramente non sappiamo se il bambino è morto in seguito alla caduta, in seguito alle dimissioni dall'ospedale prima del dovuto oppure in seguito ad un’infezione che si è aggravata, magari dovuta al fatto che ha dormito in strada e in luoghi di fortuna. Certamente possiamo dire che un minore con una malattia grave e appartenente ad una famiglia con uno stato di evidente fragilità, richiedente asilo, avrebbe dovuto ricevere un trattamento e un’accoglienza giuridica e umanitaria molto diversa secondo quanto prevede la normativa nazionale ed europea. E' adesso auspicabile che la famiglia dopo questa tragedia possa avere almeno da parte dei servizi sociali un supporto psicologico".

Asgi chiede alla provincia di Bolzano, "che accoglie meno dell’1% del totale dei migranti accolti a livello nazionale, che proceda al ritiro immediato della circolare Critelli e provveda a fornire adeguata accoglienza alla famiglia di Adan, garantendo nel contempo l’accertamento dei fatti e di eventuali responsabilità connesse al decesso".
di Serena Termini

Fonte: Superabile.

sabato 7 ottobre 2017

Dal Fondo investimenti 180 milioni di euro alle barriere architettoniche

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Dpcm che innalza gli investimenti del Fondo destinati alla eliminazione delle barriere architettoniche da 150 a 180 milioni di euro

Il Fondo investimenti è stato istituito con la Legge 232/2016 (Legge di bilancio 2017)  (all’articolo 1 comma 140) allo scopo di assicurare gli investimenti e lo sviluppo delle infrastrutture con progetti di breve, medio e lungo periodo (la programmazione interessa gli anni dal 2017 al 2032).
A maggio 2017 il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm 29 maggio 2017) ha indicato la dotazione complessiva degli investimenti in 46 miliardi di euro e nella tabella di previsione pubblicata a luglio 2017 è stata fornita una indicazione degli importi per anni di programmazione e capitoli di spesa assegnati ai Ministeri.

I dieci capitoli di spesa indicati sono: trasporti viabilità, mobilità sostenibile, sicurezza stradale, riqualificazione e accessibilità delle stazioni ferroviarie; infrastrutture, anche relative alla rete idrica e alle opere di collettamento, fognatura e depurazione; ricerca; difesa del suolo, dissesto idrogeologico, risanamento ambientale e bonifiche; edilizia pubblica, compresa quella scolastica; attività industriali ed alta tecnologia e sostegno delle esportazioni; informatizzazione della amministrazione giudiziaria; prevenzione del rischio sismico; investimenti per la riqualificazione urbana e per la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia; eliminazione delle barriere architettoniche.

La dotazione complessiva del Fondo, che era stata indicata (46 miliari di euro), è stata confermata nel Dpcm 21 luglio 2017 - Riparto del fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, di cui all'articolo 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 - pubblicato in Gazzetta Ufficiale (GU n. 226 del 27-9-2017).

L’attribuzione degli importi per capitoli, nella versione definitiva contenuta nella tabella allegata al Dpcm, rispetto a quanto indicato precedentemente (tabella di previsione di luglio 2017) ha subito degli aggiustamenti aumentando complessivamente, per gli anni di programmazione, le risorse per le voci:
  • trasporti viabilità, mobilità sostenibile, sicurezza stradale, riqualificazione e accessibilità delle stazioni ferroviarie da 19 a oltre i 19,3 miliardi di euro;
  • edilizia pubblica, compresa quella scolastica da 5,6 a circa 5,7 miliardi di euro;
  • eliminazione delle barriere architettoniche da 150 a 180 milioni di euro. 
Il capito di spesa per l’eliminazione delle barriere architettoniche, in carico al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la programmazione dal 2017 al 2032, indica l’importo di 20 milioni di euro nel 2017, di 60 milioni di euro nel 2018 e di 40 milioni di euro nel 2019; gli importi risultano uguali alla precedente attribuzione. L’incremento di spesa nel capitolo è stato attribuito al periodo dal 2020 al 2032 innalzandolo da 30 milioni a 60 milioni di euro.
di Giuseppina Carella

Fonte: Superabile.

giovedì 5 ottobre 2017

Barriere architettoniche, verso la legge per superarle

Approvata alla Camera la proposta di legge 1013 “Disposizioni per il coordinamento della disciplina in materia di abbattimento delle barriere architettoniche”. Obiettivo: superare la frammentazione della normativa sul superamento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e privati e negli spazi e servizi pubblici

ROMA - Con 438 sì, 1 no e 5 astenuti, è stata approvata quasi all’unanimità, martedì alla Camera, la proposta di legge 1013, che contiene “disposizioni per il coordinamento della disciplina in materia di abbattimento delle barriere architettoniche”. Il provvedimento passa ora all'esame di palazzo Madama. Un testo comporto originariamente da un solo articolo, a cui ora se ne è aggiunto un secondo, con lo scopo di aggiornare e uniformare la normativa vigente in materia di barriere architettoniche, che risulta frammentaria e datata. Le norme risalgono infatti al 1989 e al 1996, precisamente al D.P.R. 503/1996 e nel D.M. 236/1989.
 
“La progettazione e la realizzazione di strutture accessibili, ovvero senza barriere architettoniche – si legge nel testo - nei luoghi aperti e confinati, di competenza delle istituzioni pubbliche e dei soggetti privati, costituiscono un modo di procedere indispensabile, ma assai complesso da adempiere, perché, come si è detto, la vigente base normativa di riferimento è disomogenea e frammentaria. Tale circostanza determina talvolta, con particolare riferimento alla normativa tecnica, incertezze sulla norma applicabile in concreto e difficoltà interpretative e applicative derivanti prevalentemente dalla diversa regolamentazione prevista per gli edifici e gli altri spazi pubblici e per le residenze pubbliche e private”.
 
Proprio allo scopo di uniformare e riordinare la normativa in materia, nel 2006 fu predisposto, dalla Commissione permanente di studio, uno schema di regolamento per l'eliminazione delle barriere architettoniche, “potenzialmente idoneo a garantire l'esigenza di uniformità e di coerenza della disciplina – si legge ancora nel testo - con la definizione di una normativa unitaria in materia di abbattimento delle barriere architettoniche”. Schema trasmesso al Parlamento, ma mai trasformato in regolamento. Ora, dunque, la proposta di legge rinnova lo scopo di “arrivare finalmente a dare agli utenti e agli operatori certezze in una materia che merita tutta la nostra attenzione”.
 
Applicare il Regolamento. L’articolo , facendo riferimento alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006 ( ratificata ai sensi della legge 3 marzo 2009, n.18), definisce l’obiettivo di coordinare e aggiornare “le prescrizioni tecniche per gli edifici pubblici e privati e per gli spazi e i servizi pubblici o aperti al pubblico o di pubblica utilità, contenute nel regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503, e nel decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236”. In altre parole, la proposta di legge ha l’obiettivo di rendere attuativo il Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici..
 
Commissione permanente. Al comma 3, l’articolo 1 rinnova la Commissione permanente per il superamento delle barriere architettoniche: “La Commissione permanente, già prevista dall'articolo 12 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, è ricostituita, nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con il compito di individuare la soluzione a eventuali problemi tecnici derivanti dall'applicazione della normativa di cui alla presente legge, di elaborare proposte di modifica e aggiornamento e di adottare linee guida tecniche basate sulla progettazione universale”. (cl)
 
Senza oneri per la finanza pubblica. È stato aggiunto alla proposta di legge l’articolo 2, in cui si precisa che “l’attuazione della legge si provvede senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.

Fonte: Superabile.

ATTENZIONE

“Oltre le barriere” mette in evidenza tutte quelle problematiche che mantengono lo stato di emarginazione sociale, civile e lavorativa dei soggetti disabili.

A cura di Vito Caronna

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