sabato 27 agosto 2016

Terremoto e disabilità, la paura di non poter scappare: mamme raccontano

Simona era a 5 km da Amatrice: "Ho trascinato mia figlia fino all'auto. Miracolati perché la casa è al piano terra". Chiara a Roma, al 7° piano, col figlio gravemente disabile: "Notte di terrore, passata ai piedi del suo letto. Noi non possiamo fuggire". La proposta: "Formazione specifica per gli addetti al soccorso delle famiglie con disabilità e simulazioni presso le loro abitazioni". Inoltre, "si favorisca l'assegnazione delle case popolari al piano terra alle persone disabili" 

ROMA - Era a 5 chilometri da Amatrice, con la figlia Letizia, gravemente disabile, e il marito Salvatore, anche lui con una disabilità motoria. Simona Bellini assicura che "fino a ieri sera non ricordavo nulla di quanto era accaduto". Ora la memoria inizia a schiarirsi, ma la paura è sempre viva e il dolore aumenta ora dopo ora, perché "tanti amici di lì non ce l'hanno fatta". Per lei, certo, è stata particolarmente dura: Letizia riesce a muovere solo pochi passi, "l'ho dovuta trascinare sul pavimento per farla scendere dal letto, poi si è sforzata di camminare, con il mio aiuto, fino alla macchina".
 Per fortuna, Salvatore e Simona avevano parlato proprio pochi giorni prima di come dividersi i compiti in caso di un eventuale emergenza: "io avrei pensato a Letizia, mentre lui, che ha seri problemi di equilibrio, si sarebbe occupato di tutto il resto: la luce, il gas, la porta di casa". Se lo sentiva, Simona. O forse è solo lo zelo e l'abitudine a prevedere il peggio e a prepararsi a tutto, tipica del caregiver. E ricorda così la terribile nottata tra martedì e mercoledì. "Ero a letto con Letizia e avevo da poco chiuso il portatile, dopo una lunga riunione via chat con il direttivo del Coordinamento delle famiglie con disabili. Mi sono addormentata, per risvegliarmi nel caos totale. Letizia si è svegliata quasi subito: l'ho trascinata per le gambe fuori dal letto. Ci ha salvati il fatto di essere al piano terra, in una casa per noi 'facile': così non è stato troppo faticoso uscire e arrivare all'auto, mentre Salvatore pensava ad aprirci la porta, prendere le chiavi, chiudere il gas. Vederlo barcollare, con tutte le sue difficoltà, mentre faceva tutto ciò che ci eravamo detti, mi ha commosso. Però il mio pensiero centrale era Letizia".
Oggi Simona si sente una miracolata. "So che se il sisma ci avesse sorpreso in una casa di tipo diverso, non avremmo avuto scampo: mi sarei stesa accanto a mia figlia ed avrei atteso la morte". Per questo rivolge ora, con forza e commozione, il suo appello alle istituzioni, perché "si preveda una formazione specifica per le persone addette al soccorso delle famiglie con disabilità, oltre a esercitazioni e simulazioni presso le loro abitazioni". Ma Simona chiede anche che "si favorisca l'assegnazione delle case popolari al piano terra alla persone con disabilità. Penso alla mia amica Chiara Bonanno, che abita a una piano altissimo di una casa popolare a Roma, con il figlio gravemente disabile, immobilizzato a letto: non riesce ad averne una al piano terra e così, oltre ad essere praticamente prigioniera in casa, va incontro al peggio in caso di emergenza".
 Così infatti la stessa Chiara racconta, in pochi tratti, il terrore di quella notte, al settimo piano di un palazzo: "Provo terrore ogni volta che c'è un terremoto. Abito con mio figlio, totalmente allettato, al settimo piano di una casa popolare. Il palazzo è edificato sopra un altro palazzo, quindi di fatto sono al 14 esimo piano. Quando la terra si muove, anche a chilometri di distanza, ondeggiamo spaventosamente con porte che sbattono contro i muri e quadri che cadono dalle pareti. L'altra notte - ci racconta - sentivo scappare per le scale i vicini, parlavano a voce alta come se fosse giorno. Anche il mio corpo era pronto per la fuga: il cuore batteva forte, i muscoli irrigiditi, i polmoni in iperventilazione....ma mio figlio non è in grado di fare nessun movimento autonomo, nemmeno quello di mettersi sotto il letto, come certi manuali di emergenza raccomandano. E così mi sono stesa accanto a lui, l'ho abbracciato stretto ed ho serrato gli occhi: qualsiasi cosa fosse successo saremmo restati insieme. C'è un sentimento d'ineluttabile fatalità che mi pervade in quei momenti - riferisce ancora Chiara - So bene che, se anche avessi più tempo per reagire, trasportare mio figlio fuori dal palazzo sarebbe una cosa impossibile da fare in breve tempo. L'ascensore è troppo stretto, all'ingresso ci sono delle scale: le pochissime volte che mio figlio è uscito da quando è in queste condizioni, non ce l'avremmo mai fatta se non fosse stato per l'aiuto dei barellieri dell'autoambulanza. Siamo prigionieri in questo palazzo popolare da tanti anni che ormai non speriamo più..." (cl) 

Fonte: Superabile.

domenica 31 luglio 2016

Lingua dei segni, la Lombardia approva la legge

Il Consiglio regionale brucia i tempi: 6 articoli per "promuovere l'inclusione e l'integrazione sociale delle persone sorde, sordocieche o con disabilità uditiva" mediante "l'abbattimento delle barriere alla comunicazione" e, soprattutto, "il riconoscimento della Lis"

MILANO - Mentre in Parlamento giacciono almeno due disegni di legge, il Consiglio Regionale della Lombardia brucia i tempi e approva, all'unanimità, una legge per il riconoscimento della Lingua dei segni (Lis). Sei articoli per "promuovere l'inclusione e l'integrazione sociale delle persone sorde, sordocieche o con disabilità uditiva" mediante "l'abbattimento delle barriere alla comunicazione" e, soprattutto, "il riconoscimento della Lis".
Secondo Federico Lena, consigliere regionale della Lega Nord e relatore del progetto di legge, ora la Lis e la Lis tattile hanno "piena cittadinanza anche come sistema di comunicazione istituzionale". Il principio su cui si basa la nuova legge è la libertà di scelta per i sordi su quale strumento di comunicazione usare: la lingua dei segni oppure altri strumenti tecnologici. E per garantire questa libertà di scelta, la Regione  si impegna a promuovere iniziative e progetti che coinvolgano gli enti pubblici (in particolare le Ats e le scuole) affinché ospedali, scuole o ogni altro ufficio dell'amministrazione locale siano in grado di dialogare con chi è sordo. Per ora ha messo a bilancio 200mila euro: 50mila per il 2016 e gli altri per il 2017. Sarà compito della Giunta definire un piano triennale per l'attuazione della legge "coinvolgendo le associazioni maggiormente rappresentative" a livello regionale.

"Particolare attenzione è stata posta alla piena realizzazione del percorso scolastico e formativo nonché al perseguimento delle successive scelte di istruzione -aggiunge Federico Lena-, promuovendo l’insegnamento della Lis e della Lis tattile nelle scuole primarie e secondarie”. “Inoltre – conclude Federico Lena – viene promosso l’accesso ai servizi sanitari, in particolare dei servizi di Pronto Soccorso, e sociosanitari, attraverso l’utilizzo dei canali comunicativi linguistici e tecnologici atti a favorire l’accesso alla comunicazione e alle informazioni". 

Fonte: Superabile.

sabato 30 luglio 2016

Disabilità, arriva l'app per segnalare le barriere architettoniche

Una passeggiata per alcuni, un percorso ad ostacoli per altri: l'associazione Luca Coscioni ha presentato, con un'iniziativa itinerante, la sua nuova app "No-Barriere". L'obiettivo è che il numero di segnalazioni convinca governo e comuni a un piano di investimenti straordinario

ROMA - Una passeggiata di qualche centinaio di metri per alcuni, un percorso ad ostacoli per altri: tra piazza Colonna e piazza del Collegio Romano, l'associazione Luca Coscioni ha presentato con un'iniziativa itinerante la sua nuova app "No-Barriere". L'applicazione, gratuita, per Android e iOS, consente di segnalare le barriere architettoniche all'associazione e ai comuni, oltre che localizzarle su una mappa. Lo scopo di lungo termine, spiega Marco Cappato della 'Luca Coscioni', e' che il numero di segnalazioni convinca il governo e l'Associazione Nazionale Comuni Italiani a un piano di investimenti straordinario per la rimozione delle barriere. Quello più immediato, invece, e' di segnalare i problemi alle amministrazioni e, nel caso queste non provvedano, passare a diffide e azioni successive.

Obiettivi ribaditi più volte anche da Gustavo Fraticelli e Marco Gentili, rispettivamente vice-segretario e presidente dell'associazione, entrambi con disabilità motoria: durante il percorso, che ha attraversato anche via del Corso e piazza Venezia, sono stati evidenziati continuamente marciapiedi dove chi e' in sedia a rotelle non può salire o dai quali è pericoloso scendere, fermate dell'autobus inaccessibili e fessure dove le ruote delle carrozzine si incastrano. Dal 1987, in Italia, una legge prevede la rimozione delle barriere architettoniche attraverso i cosiddetti Peba (Piani di eliminazione delle barriere architettoniche): gli obiettivi di questa norma, però, sono stati completamente disattesi. Al punto che Fraticelli lancia una provocazione: "Abolitela, se volete essere coerenti".  

Fonte: Superabile. 

giovedì 28 luglio 2016

Una villa settecentesca per la riabilitazione dei bambini disabili

Sono ormai a metà strada i lavori che, entro il 2017, dovrebbero portare all'apertura del centro Paideia, una struttura che a Torino offrirà assistenza a tutto tondo anche alle famiglie. Oltre alle più diversificate prestazioni terapeutiche, il centro conterrà due piscine e aree per il relax e per le discipline ludico-sportive. Approccio "integrato" e non ospedaliero: "La prestazione terapeutica solo un tassello di un percorso più ampio" 

TORINO - Per anni è rimasto un sogno nel cassetto; di quelli che, per essere realizzati, necessitano di migliaia di metri quadri di spazio e finanziamenti da capogiro . Finché, nel 2014, la provvidenza ha iniziato a manifestarsi nelle sembianze di una famiglia torinese, che ha donato una villa settecentesca con ampio giardino e vista mozzafiato sui navigli del Po, al civico 1 di via Moncalvo, zona precollinare di Torino. È lì che, tra circa un anno, la fondazione Paideia - che dal 1993 assiste le famiglie dei bimbi disabili del capoluogo - aprirà il suo centro multidisciplinare di riabilitazione infantile: l'ambizioso obiettivo è realizzare un polo d'eccellenza, specializzato nella riabilitazione a tutto tondo e con prestazioni che spazieranno dalla neuro-psicomotricità fino alla psicologia dell'infanzia, passando per logopedia, musicoterapia e terapia in acqua. 
E se è lecito chiedersi se ci fosse davvero bisogno di una struttura del genere, in una città che conta già una ventina di ospedali, alla Paideia non sembrano averle dubbi in proposito. "Per anni - spiega Mariangela Battisti, responsabile di progetto - abbiamo assistito le famiglie lungo il percorso terapeutico: non soltanto dal punto di vista economico, ma anche aiutandole a orientarsi nella rete dei servizi. E questo ci ha dato un'idea piuttosto chiara di quali fossero le criticità all'interno di tali percorsi". I dati, del resto, parlano chiaro: di recente, un'indagine ha evidenziato come l'80 per cento delle famiglie di bambini disabili integri i servizi di riabilitazione ricevuti dalla sanità pubblica con ulteriori prestazioni acquistate dal privato; in media,la spesa si aggirerebbe sui 500 euro mensili, ma in alcuni casi pare arrivi a sfiorare i mille. A ciò, secondo Battisti, si aggiunge il fatto che, mancando di una regia di fondo, l'iter terapeutico risulta spesso dispersivo: "In parole povere - continua la responsabile - un genitore che deve portare il figlio a fare tre ore di logopedia, farà fatica ad accompagnarlo in piscina nello stesso giorno. E finirà comunque per sottrarre tempo alla sua vita privata, e in alcuni casi anche alla cura degli altri figli". Per questo, qualche anno fa, è nata l'idea del Centro Paideia: una struttura fondata "su un approccio integrato e non ospedaliero - spiegava qualche tempo fa il segretario generale Fabrizio Serra - nel quale la prestazione terapeutica sia soltanto un tassello all'interno di un percorso più ampio, compiuto attraverso una stretta coordinazione di tutte le figure coinvolte: assistenti sociali, medici del servizio sanitario nazionale, familiari".
Questo approccio, entro il 2017, si concretizzerà con l'apertura di una struttura di 3mila metri quadrati, che stando al progetto dovrebbe garantire circa mille accessi mille accessi settimanali, fornendo prestazioni terapeutiche per almeno 60 bambini al giorno. A seguirli sarà un'equipe di 35 specialisti, coadiuvati da 150 volontari della Fondazione: nella villa di via Moncalvo 1, oltre ai servizi terapeutici, i  bambini potranno prender parte ad attività spesso indicate per il recupero della funzionalità psicomotoria, come l'acquagym,  il pilates e lo yoga, la danza e la ginnastica posturale; mentre le famiglie potranno contare su servizi di assistenza psicologica e sociale, gruppi di auto aiuto e training mirati per la genitorialità con i ragazzi disabili.  Già all'apertura dei lavori, Serra assicurava che le prestazioni sarebbero costate "circa il 25 per cento in meno rispetto agli standard attuali": per le famiglie in difficoltà, inoltre, Paideia metterà in campo una serie di strumenti assistenziali ampiamente collaudati, come "Adotta una terapia", "un fondo alimentato da iniziative benefiche e di autofinanziamento - spiegano dalla Fondazione - che ha già garantito servizi per molti nuclei familiari sul territorio torinese".
Iniziati nel settembre scorso, i lavori sono ormai a metà strada: a dare una mano alla provvidenza, dopo la donazione della struttura, è stata una capillare iniziativa di raccolta fondi, messa in moto in parallelo all'apertura del cantiere: della cifra finale, fissata a 2,3 milioni di euro, è già stato raccolto il 45 per cento, "grazie alla generosità di numerosi donatori privati - spiegano da Paideia - oltre che di aziende e fondazioni come Compagnia di San Paolo, Gilardi costruzioni, Simon fiduciaria e gruppo Ferrero acciaio".  Con quel milione di euro, la fondazione ha già finanziato la costruzione di un'area accoglienza, una dedicata alle terapie con i logopedisti, uno spazio giochi e un giardino multisensoriale. "A progetto ultimato - spiega Battisti - il centro conterà anche un'are dedicata alla psicomotricità e una per la musicoterapia, oltre a due piscine, spazi dedicati ai laboratori e una sala multifunzionale che servirà a ospitare iniziative culturali, attività ludiche e i più svariati corsi".
L'ampio spazio riservato alla socializzazione e al tempo libero, in effetti, è tra i punti centrali dell'approccio che connoterà la struttura. "Il centro - continua Battisti - non sarà aperto  ai soli bambini con disabilità: molte delle nostre attività saranno riservate ai familiari dei pazienti in cura, fratelli e sorelle incluse. L'idea è che, mentre i bambini svolgono le attività terapeutiche, i rispettivi genitori possano svagarsi con corsi e laboratori e fratelli e sorelle vengano coinvolti in attività di socializzazione che, ogni volta in cui sarà possibile, includeranno anche i bimbi disabili. In questo modo, la terapia potrà davvero essere vissuta come un momento costruttivo, connotato da una progettualità positiva". 
E a questo proposito, l'altra grande novità introdotta dal Centro dovrebbe essere la figura del Coordinatore di progetto: sarà lui, secondo Battisti, "ad accogliere le famiglie e a prendere contatto con la rete dei servizi, coordinandosi con il Neuropsichiatra ed eventualmente con l'ospedale di pertinenza, per avere un quadro reale delle necessità del bambino". "Noi - conclude la responsabile - non vogliamo sostituirci alla sanità pubblica: il nostro obiettivo è lavorare in sinergia, offrendo un servizio che sia, finalmente, coordinato e integrato". (ams) 

Fonte: Superabile.

Malati rari, in Italia sono tra 450mila e 670mila. Ma parlare di numeri è difficile

Rapporto "MonitoRare" della Fondazione Uniamo. Nel raffronto con l'Europa emerge un contesto italiano positivo sul fronte della ricerca (anche in assenza di finanziamenti o programmi dedicati), dei laboratori clinici e degli screening, esistono help-line ed è ricco il tessuto associativo. Manca però il ‘Comitato nazionale'. Per l'assistenza, marcate le differenze fra territori  

ROMA - Le persone con malattia rara in Italia sono tra le 450.000 e le 670.000, con una prevalenza tra lo 0,75% e l'1,1% sulla popolazione. Quantificarle, nel nostro Paese, è impresa molto difficile perché ad oggi i Registri regionali delle malattie rare e, di conseguenza, il Registro nazionale, non hanno ancora raggiunto in alcuni territori un livello di copertura adeguato e non sono ancora in grado di produrre in tutti i territori regionali un'informazione precisa e accurata.
E' questo il primo aspetto che emerge dal rapporto "MonitoRare" sulla condizione della persona con malattia rara in Italia presentato ieri, 26 luglio, a Roma dalla Fondazione Uniamo onlus, federazione di 20 associazioni che si occupano di malattie rare. Si tratta di dati, basati appunto sul Registro nazionale, "certi ma parziali", come viene spiegato. "Ci sono persone che non usano, per le esenzioni, il codice malattie rare ma quello disabilità (spesso la malattia rara porta con sé disabilità motoria o cognitiva o sensoriale)". Pertanto, se si facesse una proiezione con i dati mancanti si arriverebbe presto a 1,5 milioni di persone, se ad esse si aggiungono i care giver allora si stima che le persone interessate dalle malattie rare sono 2 milioni e anche di più.
Il raffronto con il livello europeo mostra un quadro abbastanza positivo del contesto italiano in materia di malattie rare, seppure, a volte, con evidenti differenze fra i territori soprattutto sul versante assistenziale. Ad esempio, il rapporto evidenzia un buon posizionamento del sistema italiano sul fronte della ricerca, anche in assenza di finanziamenti o programmi di ricerca dedicati, e anche riguardo l'attività dei laboratori clinici e delle politiche relative agli screening, con particolare riferimento a quello delle malattie metaboliche ereditarie; inoltre, esistono gli help-line istituzionali di riferimento per le malattie rare; infine, è importante la ricchezza del tessuto associativo italiano di settore.
L'Italia si è dotata di un Piano Nazionale Malattie Rare 2013 - 2016 adottato con l'approvazione in sede di Conferenza Stato - Regioni del 16 ottobre 2014, ma non solo: con il via libera della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, nell'incontro del 7 luglio 2016, alla proposta di DPCM recante "Nuova definizione dei livelli essenziali di assistenza" sta per definire, finalmente, i nuovi livelli essenziali di assistenza e l'aggiornamento dell'elenco delle malattie rare. Lo stesso provvedimento prevede anche l'istituzione dello screening neonatale esteso per le malattie metaboliche ereditarie individuando le risorse necessarie. A fare da contraltare a questi aspetti positivi gli autori del rapporto segnalano però "come permanga la mancata costituzione, con un evidente ritardo rispetto agli altri Paesi, del ‘Comitato nazionale' rappresentativo di tutti i diversi portatori di interesse del settore, con il compito di sovra-intendere allo sviluppo e all'implementazione del Piano/della Strategia nazionale per le malattie rare".
Informazione. Il sito italiano di Orphanet si conferma fonte qualificata di riferimento per l'informazione sulle malattie rare: il numero di visitatori passa dai 13.218 del 2013, ai 13.823 del 2014 ai 14.319 nel 2015, con una percentuale di nuovi visitatori che rimane intorno all'80%. Cresce fortemente l'interesse per "OrphaNews Italia", la versione italiana di "OrphaNews Europe" - la newsletter elettronica quindicinale del Comitato degli esperti sulle malattie rare dell'Unione europea, il cui numero di iscritti è più che raddoppiato nel corso del quadriennio 2012-2015 (da 2.465 nel 2012 a 6.160 nel 2015).
Telefono Verde Malattie Rare del Centro nazionale malattie rare dell'Istituto superiore di sanità ha registrato nel 2015 circa 1.600 contatti di pazienti, di loro familiari e di rappresentanti associativi, con un trend in diminuzione negli anni, da collegarsi all'attivazione nel corso del tempo di altri servizi di informazione, locali-regionali, e all'incremento dell'utilizzo dei canali web, sia istituzionali sia associativi. Di recente il CNMR-ISS ha promosso un'iniziativa che mette in rete vari coordinamenti regionali e servizi di informazione sulle malattie rare a livello regionale, operanti in ambito nazionale. Le Regioni che hanno già aderito all'iniziativa sono Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte e Valle d'Aosta, Puglia, Sardegna, Umbria, Toscana e Sicilia. L'Italia è presente nell'European Network of Rare Diseases Help Lines (Enrdhl) - che attualmente include 12 help line (erano 11 nel 2014) di 7 diversi Paesi - con due soggetti: oltre al Telefono Verde Malattie Rare del CNMR- ISS vi partecipa anche il Coordinamento delle malattie rare della Regione Veneto.
Associazioni. Negli ultimi 4 anni il numero di associazioni di malattia rara dell'Unione europea censite sul sito di Orphanet ha registrato un continuo incremento: da 2.467 nel 2012 a 2.716 nel 2015 (+10%). L'incremento in termini percentuali è quasi triplo per le associazioni italiane che passano dalle 265 del 2012 alle 332 del 2015 (+25,2%), portando così il "contingente" italiano a rappresentare il 12,2% delle associazioni registrate (era il 10,7% nel 2012). Le malattia rare "coperte" da almeno una associazione di pazienti presente e attiva sul territorio italiano, secondo i dati del sito di Orphanet, sono ad oggi 448 e rappresentano il 6,6% del totale delle malattie rare. La presenza dell'associazionismo di settore sul territorio nazionale è molto diversificata: da 0,05 sedi di associazioni per 100.000 abitanti della Calabria, all'1,9 del Trentino Alto Adige. (ep) 

Fonte: Superabile.

martedì 26 luglio 2016

Nuovo Isee, al via il ricalcolo per le famiglie con disabili: lo comunica Inps

A partire da oggi, l'istituto procederà al ricalcolo delle attestazioni dei nuclei famliari con componenti disabili e non autosufficienti, rilasciate entro il 28 maggio. Via indennità dal reddito, ma anche le franchigie. Operazione terminerà entro il 10 settembre 

ROMA - L'attesa è finita, chiarezza è fatta, mai dubbi restano. Dopo mesi dalla sentenza del Consiglio di Stato sul nuovo Isee, Inps dà seguito, ma solo in parte, a quanto previsto dal tribunale: e comunica che,a partire da oggi, procederà al ricalcolo delle attestazioni dei nuclei familiari con componenti disabili o non autosufficienti rilasciate per le domande presentate entro il 28 maggio 2016. "L'operazione - spiega l'istituto in una nota - si è resa necessaria per l'introduzione di nuove regole di calcolo dell'Isee per questi nuclei familiari, a seguito di alcune sentenze del Consiglio di Stato e di quanto stabilito dal d.l. n. 42/2016, convertito nella legge n. 89/2016 (pubblicata in G.U. n. 124 del 28/05/2016)".
Proprio quel decreto, però, poi convertito in legge, relativo alla scuola e dove curiosamente era stato introdotto il tema del nuovo Isee, aveva sollevato proteste tra le famiglie e soprattutto tra i ricorrenti: soprattutto perché eliminava, di fatto, le franchigie. Come ora ribadisce anche Inps, nel riportare i due "aspetti salienti sui quali è intervenuta la normativa citata": primo, "l'esclusione dal reddito, ai fini dell'Isee, dei trattamenti assistenziali, previdenziali ed indennitari erogati dalle amministrazioni pubbliche in ragione della condizione di disabilità"; secondo, "l'introduzione di una maggiorazione dello 0,5 del parametro della scala di equivalenza in sostituzione delle franchigie originariamente previste per la disabilità e della detrazione delle spese sostenute per i collaboratori domestici e addetti all'assistenza personale o per la retta di ospitalità alberghiera".
A seguito degli interventi del giudice e del legislatore, dunque, "l'Istituto ha modificato, a decorrere dal 29 maggio, data di entrata in vigore della legge, i nuovi indicatori (Isee ordinario, Isee sociosanitario residenze, Isee Corrente ecc.) per i nuclei con persone affette da disabilità o che versano in condizioni di non autosufficienza. Per le domande presentate da quella data le attestazioni rilasciate hanno tenuto conto delle modifiche introdotte. Gli Isee ottenuti con domande presentate prima del 29 maggio, elaborati sulla base della vecchia normativa, saranno ricalcolati d'ufficio, senza che sia necessario presentare una nuova dichiarazione sostitutiva unica".
L'operazione, fa sapere Inps, si concluderà entro il prossimo 10 settembre. (cl) 

Fonte: Superabile.

lunedì 25 luglio 2016

Sostegno scolastico, il Tar di Caltanissetta sanziona Miur: 12 mila euro

Storica sentenza a Caltanissetta: i genitori di una bambina gravemente disabile avevano denunciato l'inadeguata assegnazione di ore da parte del Miur. Ora il pronunciamento del Tribunale. Anief: "Si risolva definitivamente la questione o seguiranno tante condanne come questa" 

ROMA - Il ministero dell'Istruzione "risparmia" sul sostegno. E il Tar lo condanna a un risarcimento di 12 mila euro. E' l'ennesima sanzione che cade sulle spalle del Miur per la spinosa questione delle ore di sostegno, concesse in numero inadeguato. Ma il caso che arriva da Caltanissetta, seguito e riferito da Anief, è emblematico ed esemplare. Erano stati i genitori di una bambina gravemente disabile, iscritta alla scuola primaria, a denunciare ad Anief la mancata attribuzione delle ore di sostegno richieste dalla direzione didattica della scuola da lei frequentata e ritenuta congrua per assolvere doverosamente le sue necessità educative. Anief aveva preso in carico dunque la segnalazione, nell'ambito dell'iniziativa "Sostegno: non un'ora di meno!", avviando una causa in tribunale contro il Miur.
Storica la sentenza: "Il Tribunale, accertata l'ennesima mancata tutela del diritto allo studio di un'alunna disabile grave, ha sanzionato sonoramente la condotta discriminatoria del Miur, ordinando l'immediata cessazione della condotta illegittima ed emettendo un provvedimento che, oltre a risarcire il danno subito dalla minore e quantificato in un totale che supera i 12 mila euro, si pone come pietra angolare nel sistema della tutela del sostegno didattico ai minori disabili", riferisce Anief.
Soddisfatto Marcello Pacifico, il presidente di Anief, che commenta: "Il Miur deve solo vergognarsi per aver pensato di fare ‘cassa' in presenza di una bambina disabile che, attraverso i genitori, rivendicava solo il giusto diritto a un'istruzione adeguata alle sue necessità. Lo Stato ormai non ha più freni - continua -: sino agli anni passati cercava di risparmiare soldi sul sostegno agli alunni disabili negando in molti casi, per intero o parzialmente, le ore assegnate dai medici attraverso la diagnosi e dalle équipe che hanno prodotto il profilo dinamico-funzionale, sulla base delle reali esigenze educative poi confluite nel Piano educativo individualizzato. Da quest'anno la logica del risparmio ha toccato anche i casi di disabilità più grave. Con le famiglie degli alunni disabili messe di fronte ad un bivio: costrette a subire l'ingiustizia, oppure a rivolgersi ai giudici. Chi ha optato per questa seconda strada ha fatto bene - osserva Pacifico -, perché i tribunali stanno dando piena ragione ai genitori degli alunni danneggiati. Anche nei casi in cui la sentenza arriva ad anno scolastico inoltrato, scatta un congruo risarcimento commisurato ai mesi in cui l'alunno non ha potuto usufruire del giusto apporto didattico e che raggiunge, a volte, anche i 10mila euro".
Ora si guarda al futuro. "Ci auguriamo che il ministero risolva davvero, in modo definitivo, il problema della carenza di organico sul sostegno - dice ancora Pacifico -. In caso contrario - conclude - già a partire dai prossimi giorni, porteremo alla cognizione di tutti i Tribunali d'Italia casi identici a quello per cui oggi si è pronunciato il Tribunale di Caltanissetta, con conseguenti ingenti condanne al risarcimento dei danni a carico di un ministero che si ostina a mantenere un organico nazionale di sostegno sottodimensionato del 30 per cento ".
Anief chiede, pertanto, a dirigenti scolastici, docenti e genitori di sorvegliare sin da subito sulla formazione delle cattedre che nelle prossime settimane verranno assegnate dagli uffici periferici del Miur alle scuole e soprattutto sulla corretta assegnazione delle ore di sostegno. Le premesse non sono positive, perché è notizia di queste ore che l'organico di fatto del prossimo anno scolastico è stato tagliato di 1.200 posti. Laddove risultassero delle discrepanze rispetto a quanto stabilito dalle Asl di competenza e dal Piano educativo individualizzato, vanno pertanto segnalate al sindacato aderendo all'iniziativa "Sostegno: non un'ora di meno!". 

Fonte: Superabile.

ATTENZIONE

“Oltre le barriere” mette in evidenza tutte quelle problematiche che mantengono lo stato di emarginazione sociale, civile e lavorativa dei soggetti disabili.

A cura di Vito Caronna

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