domenica 30 aprile 2017

Minori disabili, Inps semplifica le procedure. Protocollo con strutture sanitarie

Si semplificano, almeno per il momento, le procedure necessarie per richiedere le prestazioni assistenziali che spettano ai minori con disabilità: Inps ha siglato un protocollo sperimentale (18 mesi) con alcune strutture sanitarie: il “certificato specialistico pediatrico” eviterà ulteriori accertamenti

ROMA – Ridurre il disagio dei bambini disabili e delle loro famiglie, nell'iter sanitario che devono affrontare per richiedere le prestazioni assistenziali a cui hanno diritto: è questo l'obiettivo del protocollo d'intesa siglato alcuni giorni fa da Inps e ospedali Bambino Gesù di Roma, Gaslini di Genova e Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer di Firenze. Un protocollo sperimentale, della durata di 18 mesi, che permetterà a medici e strutture sanitarie pediatriche che ne faranno rixchiesta di utilizzare il certificato specialistico pediatrico, per acquisire immediatamente tutti gli elementi necessari alla valutazione medico legale: in tal modo, il bambino non dovrà sottoporsi ad ulteriori visite e accertamenti.

Da parte sua, Inps si impegna a utilizzare lo stesso certificato specialistico pediatrico per semplificare e ridurre i tempi dei processi sanitari connessi alle domande di prestazione assistenziale, ad adeguare le proprie procedure interne e a fornire un apposito Pin ai medici che ne faranno richiesta.

“La collaborazione tra l’Inpse la Struttura sanitaria ha finalità sociali ed è a tutela della disabilità in età pediatrica”, si legge nel protocollo. Si prende atto, in esso, che “il certificato medico da allegare alla richiesta della specifica prestazione erogata dall’Inps, per la particolare complessità delle patologie, spesso necessita di un supporto specialistico o diagnostico da parte di strutture specializzate” e che “la conoscenza specialistica necessaria per una adeguata valutazione medico legale richiede particolari competenze e strumentazioni, nonché idonei protocolli medici”.

Inps e strutture sanitarie coinvolte intendono quindi “supportare le famiglie dei minori, agevolando il percorso amministrativo e sanitario finalizzato all’ottenimento delle prestazioni Inps, attraverso l’inserimento nelle attuali procedure telematiche di un 'certificato specialistico pediatrico' dedicato ai minori, in fase di definizione d’intesa con la Società Italiana di Pediatria”. Questo, al fine di “ridurre il disagio alle famiglie ed ai minori stessi di non essere sottoposti a ripetute visite per la stessa finalità, acquisendo fin da subito un certificato specialistico tale da consentire un giudizio medico legale appropriato ai medici delle Commissioni giudicanti e, contemporaneamente, di semplificare l’iter sanitario evitando ulteriori accertamenti”. In questo modo, sarà anche possibile “omogeneizzare le prestazioni sul territorio nazionale ed evitare, nei casi di malattie di cui al DM 2 agosto 2007, revisioni temporali del giudizio medico legale nel periodo della minore età”.

Per tante famiglie di minori con disabilità, spesso soffocati da una burocrazia che li sottopone a ripetuti appuntamenti e procedure, questa potrebbe essere davvero una buona notizia. E una speranza per il futuro. (cl)

Fonte: Superabile.

giovedì 27 aprile 2017

Fondi sociali, è di nuovo un “pasticcio”. Dove e quando il reintegro?

I 210 milioni promessi dal governo, per reintegrare il Fondo politiche sociali e il Fondo non autosufficienza, non compaiono nella “manovrina” appena approvata. Fish insorge: “Governo non mantiene la parola”. Comitato 16 novembre: “No agli allarmismi, non si è mai parlato di inserimento nella manovrina. Attendiamo notizie”

ROMA – L’allarme corre in rete: i fondi sociali, tagliati e poi reintegrati dal governo, di fatto non sono stati ancora ripristinati. Nessuna notizia su dove e quando avverrà lo stanziamento delle risorse riassegnate al sociale, dopo il tentativo di taglio e il successivo ripensamento di governo e regioni. Un’occasione, intanto, è andata persa: la “manovrina”, ovvero il decreto legge 50/2017 pubblicato in Gazzetta il 24 aprile scorso, non contiene traccia dei 210 milioni mancanti. E questo allarma soprattutto Fish, che in una nota denuncia: “Ci si aspettava che nel maxi-decreto il governo avrebbe previsto 210 milioni di euro per integrare i recenti tagli, che hanno ridotto ad un terzo il Fondo nazionale per le politiche sociali; come pure i 38 milioni per garantire l’assistenza e il trasporto degli alunni con disabilità nel prossimo anno scolastico. Queste almeno erano le promesse che il governo aveva assunto con le Regioni, affinché queste da parte loro integrassero il Fondo per la non autosufficienza per 50 milioni di euro, riportandolo a 500. Ma niente di tutto ciò”.

Critico dunque il presidente Vincenzo Falabella: “La vicenda dei Fondi Sociali e del loro aumento, poi del loro taglio, quindi della loro reintegrazione, degli accordi fra Stato e Regioni per recuperare la dovuta capienza sembra non avere mai fine, ingenerando un clima a dir poco imbarazzante. Oltre ad augurarci che il Parlamento ripari a questa bizzarra dimenticanza, restituendo un senso alla lealtà dei confronti istituzionali, confidiamo che le Regioni, forti della lacuna del Governo, ritirino la loro disponibilità frutto di una specifica e documentata intesa”.

“Niente allarmismi”, chiede da parte sua il Comitato 16 novembre, “forte di una responsabilità che ha nei confronti della disabilità tutta”. E ricorda che “al Tavolo per la non autosufficienza, il Governo ha preso un impegno ben preciso, ma mai è stata definita la fonte di prelievo delle risorse mancanti, né mai citato lo strumento legislativo col quale procedere per il reintegro delle stesse.

Non si è mai parlato di inserimento nella Manovrina – precisa il Comitato Pertanto, certi che le risorse mancanti per cui il governo si è impegnato, derivano da residui che vanno ricercati al di fuori della Manovrina, attendiamo che il governo stesso comunichi con quale altra azione recupererà quanto stabilito al Tavolo per la non autosufficienza”. (cl)

Fonte: Superabile.

mercoledì 26 aprile 2017

A Trieste arriva primo robot chirurgo

Il sistema consente l'esecuzione di interventi meno invasivi. Dalla chirurgia oncologica all’urologia e otorinolaringoiatrica, molte le specialità chirurgiche in cui più spesso trova applicazione la chirurgia 

L'ospedale triestino di Cattinara è il primo del Friuli Venezia Giulia in cui in sala operatoria non ci sono più solo medici e infermieri, ma anche robot chirurghi. Da questo mese, infatti, l'Azienda sanitaria università integrata di Trieste si è dotata del robot “Da Vinci Si”, la piattaforma robotica che consente di eseguire interventi mini invasivi complessi di alta precisione. Il robot viene utilizzato per gli interventi di urologia, chirurgia generale, otorinolaringoiatria e ginecologia, in quest'ultimo caso in collaborazione con l'Irccs Burlo Garofolo.

  La chirurgia robotica rappresenta l'ultima evoluzione della chirurgia mininvasiva, successiva alla laparoscopia. Il chirurgo non opera, infatti, con le proprie mani ma manovra le 'braccia' di un robot, equipaggiate con gli strumenti chirurgici più adatti alle manovre da compiere. Il tutto mentre il chirurgo rimane seduto dietro ad una console situata in sala operatoria a pochi metri dal paziente. La postazione di controllo si basa su tecnologie in grado di trasformare il movimento delle mani del chirurgo in impulsi che vengono inviati alle braccia robotiche. Grazie a questo sistema il chirurgo viene letteralmente 'immerso' nel campo chirurgico, senza l'ausilio di occhiali o altre apparecchiature ed e' in grado di valutare al meglio l'andamento l'intervento chirurgico quasi dall'interno del corpo del paziente. 

Urologia, chirurgia generale e oncologica, chirurgia otorinolaringoiatrica e chirurgia ginecologica sono solo alcune delle specialità chirurgiche in cui più spesso trova applicazione la chirurgia robotica che risulta meno invasiva e cruenta rispetto a quella tradizionale e ha benefici sia per l'operatore sia per il paziente. Il robot, infatti, consente una maggior facilità di accesso a vie anatomiche particolarmente difficoltose, oltre ad una maggior precisione nella rimozione dei tumori e riduzione dei tempi di intervento. Le cicatrici che derivano da una procedura di chirurgia robotica sono piccole e poco evidenti e il dolore è ridotto al minimo, con un ridotto rischio di complicanze post-operatorie.  

Fonte: Superabile.

sabato 22 aprile 2017

Fine vita, tutte le criticità della legge approvata alla Camera

Il disegno di legge sulle disposizioni anticipate di trattamento passa il primo scoglio e va al Senato. Ecco le principali argomentazioni di chi lo ritiene un testo contradditorio e pericoloso perché in grado di aprire nei fatti ad una eutanasia mascherata: dalle Dat vincolanti al ruolo del medico passando per idratazione e nutrizione come trattamenti sanitari

ROMA – Primo via libera per la legge sulle disposizioni anticipate di trattamento (Dat) e dibattito che si concentra ora al Senato. In particolare, nelle argomentazioni di chi si dice fortemente contrario al testo approvato c’è la preoccupazione per il fatto che le norme configurino un forte abbandono terapeutico e un’apertura – seppure mascherata – alla eutanasia omissiva, di fatto obbligando le strutture ospedaliere (nel caso limite) a garantire la possibilità che un paziente possa decidere di morire per fame e per sete, anche nel caso in cui egli non solo non si trovi in uno stato di malattia terminale, ma non risulti colpito da alcuna malattia.

Un primo punto critico riguarda idratazione e nutrizione, che vengono citate dal comma 5 dell’articolo 1 nell’ambito del consenso informato: si dispone che queste pratiche, “ai fini della presente legge, sono da considerarsi trattamenti sanitari”, e che dunque possono essere sospese a richiesta. In tal caso, “il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, ai suoi familiari, le conseguenze di tale decisione e le possibili alternative”, nel contempo promuovendo “ogni azione di sostegno la paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica”. La norma, è la critica dei contrari, introduce così una sorta di eutanasia omissiva, e cioè la possibilità per un malato di obbligare il medico a procurargli la morte attraverso l’astensione da un atto vitale: nella fattispecie, la somministrazione di acqua e cibo. Si dà in pratica a un paziente la possibilità di non cominciare o di sospendere idratazione e nutrizione assistite, il che sdogana il diritto a morire attraverso una situazione – nella fattispecie l’assenza di acqua e cibo – che è assolutamente diversa dalla patologia di cui soffre il paziente. Discorso simile, affermano i critici, vale quando il medico si trova nelle condizioni di salvare una persona ma questa respinge le cure: il medico deve adeguarsi perché così dispone la legge (il che configura un’eutanasia passiva, ovvero la morte causata dall’omissione di una terapia salvavita).

Peraltro, viene segnalato, la norma si pone in contrasto con due articoli del Codice penale (quelli appunto che istituiscono il reato di omicidio del consenziente e aiuto nel suicidio), ed è per questo che essa è obbligata a sottrarre il medico a quelle norme, prescrivendo che in tali casi il sanitario non incorre in responsabilità civili e penali. Ma questo, viene fatto notare, è una modifica importante delle norme sulle quali il nostro sistema giuridico si è fin qui retto, e le conseguenze di questo fatto vengono sottovalutate.

Critiche sono espresse poi sullo strumento delle Disposizioni anticipate di trattamento. Ad iniziare dal fatto che si tratti di “disposizioni” e non di “dichiarazioni”. Queste ultime, già diffuse in altri paesi, hanno valore indicativo, mentre l’art. 3 della legge approvata parla di disposizioni, dunque di prescrizioni vincolanti: “Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere - recita la norma - in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può, attraverso le Dat, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari». Il comma 5 precisa poi che «il medico è tenuto al rispetto delle Dat», a meno che al momento di attuarle «sussistano terapie non prevedibili all’atto della sottoscrizione». Viene fatto notare da molti che questo difficile bilanciamento porterà in concreto alla chiamata in causa della magistratura per dirimere i contrasti che sorgeranno circa queste «terapie non prevedibili».

Essendo la legge valida per tutti, i critici segnalano anche difficoltà e contraddizioni che emergeranno in presenza di determinate richieste. Visto che “nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata”, cosa può (o non può) fare un sanitario che si trovi davanti un aspirante suicida? La legge prevede che «nelle situazioni di emergenza o di urgenza il medico assicura l’assistenza sanitaria indispensabile» ma l’espressione che segue – «ove possibile nel rispetto della volontà del paziente» – apre il campo alle più svariate interpretazioni.

La legge prevede poi la figura del fiduciario, indicata nelle Dat, che al momento del bisogno farà «le veci» del paziente e lo rappresenterà «nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie». In tali casi, qualora il medico non intendesse assecondare la precedentemente espressa volontà del paziente a che sia sospesa ogni terapia, perché nel frattempo sono venute a esistere cure per quella situazione specifica, il fiduciario che non concordasse con il sanitario potrà rivolgersi al giudice.

La legge prevede inoltre che «il consenso informato al trattamento sanitario del minore è espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore tenendo conto della volontà della persona minore». Nel caso di persone con incapacità giuridica, la volontà sarà espressa dalla figura di riferimento (amministratore di sostegno, tutore, eccetera) «tenendo conto della volontà del beneficiario» (comma 3). Il comma 4 prevede poi un ulteriore intervento del giudice qualora, in assenza di Dat, chi deve decidere per il minore o l’incapace «rifiuti le cure proposte e il medico ritenga invece che queste siano appropriate e necessarie». La norma quindi, affermano i critici, dando la possibilità a tutori, curatori, amministratori di sostegno, di decidere autonomamente per la persona che custodiscono, rischia di favorire abusi. Ricordiamo che secondo il Codice civile, l’amministratore di sostegno è la figura nominata dal giudice per assistere chi «si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi». Quindi, argomentano i critici, per la legge sul fine vita tra questi interessi è compreso anche quello di concludere anzitempo la propria vita: in pratica, sostengono, a decidere quando e come potrà essere anche il solo amministratore di sostegno, e sulla scorta di indicatori molto fumosi. «Il consenso informato – recita la norma, alludendo a terapie, idratazione e nutrizione – è espresso o rifiutato anche dall’amministratore di sostegno ovvero solo da quest’ultimo, tenendo conto della volontà del beneficiario, in relazione al suo grado di capacità di intendere e di volere».

Quanto a doveri e diritti dei medici, la legge non prevede il ricorso ad una vera e propria “obiezione di coscienza” del medico ma prescrive che il paziente “non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali. A fronte di tali richieste, il medico non ha obblighi professionali”. E’ da notare però che per il comma 10 dell’articolo 1 prevede che “ogni struttura sanitaria pubblica o privata garantisce la piena e corretta attuazione dei principi di cui alla presente legge”: il che significa, secondo l’interpretazione della relatrice della legge, Donata Lenzi, che dovrà comunque esserci un sanitario disposto ad attuare quella richiesta, fosse anche quella di una persona che rifiutando il trattamento sanitario dell’idratazione e della nutrizione intenda morire.

Fonte: Superabile.

venerdì 21 aprile 2017

Fine vita, primo via libera dalla Camera

Con 326 voti favorevoli e 37 contrari la norma sulle disposizioni anticipate di trattamento incassa il primo sì dalla Camera dei Deputati. Il testo passa al Senato, dove potrebbe non avere problemi se reggerà l’accordo fra Pd, Movimento Cinque Stelle e partiti di sinistra. Le voci di favorevoli e contrari

ROMA - La legge sul fine vita ottiene il suo primo via libera. Con 326 voti favorevoli e 37 contrari la Camera ha approvato il disegno di legge su “norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”. Il testo consente a tutte le persone maggiorenni di poter esprimere le proprie preferenze sui trattamenti sanitari, comprendendo anche fra questi la nutrizione e idratazione artificiale.

Un testo criticato da un’area guidata dalla componente cattolica e che ha avuto il no anche della Lega Nord, Ap, Fdi e da Forza Italia, che formalmente ha lasciato ai suoi libertà di coscienza. La partita ora si sposta al Senato, dove i numeri sono meno evidenti ma dove potrebbero comunque non esserci delle sorprese se sarà confermato il supporto da parte del Movimento Cinque Stelle e dei partiti di sinistra. Alla Camera hanno votato sì Pd, M5S, Democratici e progressisti, Sinistra italiana, Alternativa libera, Psi, Civici e innovatori; per il no si sono espressi Udc, Idea, Fratelli d'Italia, Lega, Alternativa popolare e Forza Italia, che ha lasciato comunque libertà di coscienza, linea, quest'ultima, seguita anche da Democrazia solidale-Cd e Direzione Italia.

Plaude all'approvazione del disegno di legge la presidente della Camera Laura Boldrini che auspica un analogo risultato a Palazzo Madama: «Con questo voto la cultura dei diritti civili fa un altro passo avanti nel nostro Paese». Dello stesso avviso anche Ettore Rosato, capogruppo del Pd che ripercorre il lavoro fatto sia in commissione che in Aula per arrivare «a delle soluzioni condivise perché - sottolinea - questa non è una materia da braccio di ferro, da bianco e nero». Giudizio positivo anche dal Movimento Cinque Stelle che avrebbe voluto l'inserimento di norme sull'eutanasia ma comunque ci tiene a sottolineare come il testo approvato da Montecitorio sia un «atto di civiltà».

Chi invece boccia senza appello l'introduzione delle Dat (dichiarazioni anticipate di trattamento) sono alcuni deputati di area cattolica che in una nota congiunta punta il dito contro il provvedimento: “Noi – dichiarano i deputati Paola Binetti e Rocco Buttiglione (Udc), Raffaele Calabrò (Ap), Benedetto Fucci (Cor), Gianluca Gigli (Des-Cd), Cosimo Latronico (Cor), Domenico Menorello (Civici e Innovatori), Alessandro Pagano (Lega Nord), Antonio Palmieri (fI) , Eugenia Roccella (Idea) e Francesco Paolo Sisto (Fi) - ci siamo opposti con tutte le nostre forze perché con esso si vuole fare entrare nel nostro ordinamento giuridico l'eutanasia e vi entra nel modo più barbaro: la morte per fame e per sete. "Noi -aggiungono- siamo preoccupati perché domani sarà molto più facile dire a chi é tentato dalla disperazione : perché non ti lasci morire? Noi vorremmo invece che al morente fosse sempre offerta una compagnia ed un sostegno per vivere con pienezza fino alla fine naturale dell' esistenza. Tutto questo non ha nulla a che vedere con la lotta contro il dolore. La medicina palliativa offre tutti gli strumenti (compresa la sedazione prolungata) per proteggere il paziente dal dolore. Non ha nulla a che fare con il rifiuto dell' accanimento terapeutico e con la decisione di spegnere le macchine che tengono per in vita una persona artificialmente". E concludono: "Quello che adesso si vuole legittimare è l'abbandono terapeutico ed il rifiuto di offrire il sostegno minimo della solidarietà umana".

Contrario anche Mario Gandolfini, portavoce del Comitato Difendiamo i nostri figli, che ha organizzato i più recenti Family Day: «Da medico sono preoccupato per i passaggi che riducono la mia professione a mera esecuzione di un testamento». Il presidente del Movimento per la Vita Gian Luigi Gigli afferma: «È una legge che introduce nei fatti il suicidio assistito e l'eutanasia omissiva».

Fonte: Superabile.

giovedì 20 aprile 2017

Disabilità e soccorsi, istruzioni per l'uso

Un vero e proprio vademecum su come prestare assistenza alle persone disabili in situazioni di emergenza. “Abiliaproteggere” rilancia le indicazioni della Protezione civile

ROMA – L'emergenza non si annuncia, coglie sempre di sorpresa. Meglio, allora, non farsi trovare impreparati, sopratutto nel caso in cui si abbia, in famiglia o tra i vicini, una persona con disabilità. La Protezione Civile mette quindi a disposizione un piccolo vademecum, con semplici ma fondamentali indicazioni, specifiche per la disabilità motoria, sensoriale e cognitiva. “Prestare assistenza ai disabili in situazioni di emergenza richiede alcuni accorgimenti particolari – si legge - I suggerimenti possono e devono interessare tutti, anche se nel nucleo familiare non vivono persone con disabilità: in emergenza può capitare di soccorrere non solo i propri familiari, ma anche amici, colleghi di lavoro, conoscenti, vicini di casa, compagni di scuola, persone che hanno bisogno di aiuto incontrate per caso. È bene che tutti abbiano almeno le nozioni di base per prestare soccorso alle persone con disabilità”.

Soccorrere un disabile motorio. “Se la persona può allontanarsi mediante l’utilizzo di una sedia a rotelle – suggerisce la Protezione civile - assicurati che il percorso sia libero da eventuali barriere architettoniche. In presenza di ostacoli, quali scale o gradini, aiutala a superarli nel seguente modo: posizionati dietro la carrozzina, impugna le maniglie della sedia inclinandola all’indietro di circa 45° ed affronta l’ostacolo, mantenendo la posizione inclinata fino a che non raggiungi un luogo sicuro e in piano. Ricorda di affrontare l’ostacolo procedendo sempre all’indietro”. Se invece la persona da soccorrere non è in grado di collaborare, “non sottoporre a trazione le sue strutture articolari perché potresti provocarle danni, ma utilizza come punti di presa il cingolo scapolare (complesso articolare della spalla) o il cingolo pelvico (complesso articolare del bacino ed dell’anca)”.

Soccorrere chi ha una disabilità uditiva. Per quanto riguarda la persona con disabilità uditiva, la Protezione civile raccomanda innanzitutto di “facilitare la lettura labiale, per evitare incomprensioni ed agevolare il soccorso. Quando parli – precisa - tieni ferma la testa e posiziona il viso all’altezza degli occhi dell’interlocutore parla distintamente, possibilmente con una corretta pronuncia, usando frasi brevi con un tono normale scrivi in stampatello nomi e parole che non riesci a comunicare
mantieni una distanza inferiore al metro e mezzo. Anche le persone con protesi acustiche hanno difficoltà a recepire integralmente il parlato – ricorda la Protezione civile - cerca quindi di attenerti alle stesse precauzioni”.

Soccorrere chi ha una disabilità visiva. Se la persona da soccorrere è cieca o ipovedente, “annuncia la tua presenza e parla con voce distinta, spiega la reale situazione di pericolo, evita di alternare una terza persona nella conversazione, descrivi anticipatamente le azioni da intraprendere, guida la persona lungo il percorso nel modo che ritiene più idoneo, appoggiata alla tua spalla e leggermente più dietro, annuncia la presenza di ostacoli come scale, porte, o altre situazioni di impedimento. Se accompagni più persone con le stesse difficoltà, aiutale a tenersi per mano, non abbandonare la persona una volta raggiunto un luogo fuori pericolo, ma assicurati che sia in compagnia”. Se è presente il cane guida, “non accarezzare od offrire cibo al cane senza permesso del padrone. Se il cane porta la 'guida'(imbracatura), significa che sta operando: se non vuoi che il cane guidi il suo padrone, fai rimuovere la guida. Assicurati che il cane sia portato in salvo col padrone. Se devi badare al cane su richiesta del padrone, tienilo per il guinzaglio e mai per la guida”.

Soccorrere chi ha una disabilità cognitiva. Nel caso in cui la persona da soccorrere abbia una disabilità intellettiva, “ricorda che potrebbe avere difficoltà nell’eseguire istruzioni complesse, superiori ad una breve sequenza di azioni semplici. In situazioni di pericolo, queste persone possono mostrare atteggiamenti di parziale o nulla collaborazione verso chi attua il soccorso. Perciò,
accertati che la persona abbia percepito la situazione di pericolo, accompagnala se dimostra di avere problemi di scarso senso direzionale, fornisci istruzioni suddividendole in semplici fasi successive,
usa segnali semplici o simboli facilmente comprensibili, cerca di interpretare le eventuali reazioni
di fronte a comportamenti aggressivi, dà la precedenza alla salvaguardia dell’incolumità fisica della persona. Ricorri all’intervento coercitivo, se questo costituisce l’unica soluzione possibile”.

Fonte: Superabile.

venerdì 14 aprile 2017

Firmare col puntatore oculare: così la Sla abbatte le barriere burocratiche

Il Tribunale di Venezia dà ragione a un uomo colpito da Sla, che si esprime solo tramite il movimento degli occhi: grazie al puntatore oculare, potrà fare a meno dell'interprete, come chiedeva con forza. Il Consiglio notarile di Milano: “Così si abbattono le barriere burocratiche”

ROMA – Anche le persone colpite da Sla, a cui la malattia preclude ogni movimento, tranne quello degli occhi, potranno “sbrigare” autonomamente le proprie questioni burocratiche, portando avanti contrattazioni e firmando documenti, senza che sia necessario l'intervento di un interprete: la notizia arriva dal Consiglio notarile di Milano, che ha sostenuto fortemente questa battaglia, portata avanti da un uomo con Sla, a cui il tribunale di Venezia ha dato ragione, riconoscendo di fatto il valore giuridico della firma digitale apposta tramite puntatore oculare.

Al di là del significato normativo e burocratico di questo riconoscimento, c'è però sopratutto un valore in termini di dignità, come fa notare a SuperAbile Mariangela Lamanna, a nome del Comitato 16 Novembre. “Finalmente si comincia a comprendere che un malato di Sla è una persona sana nel cervello e gli si riconosce quella dignità di cui lo si vuole a tutti i costi privare da sempre, oltre alle gravissime privazioni fisiche da cui è già annientato. Avendo capito che ha un cervello lucido, può compiere qualunque atto burocratico e non deve ricorrere a un interprete che ne decodifichi le espressioni. Un malato di Sla può e deve essere lasciato libero di esprimere ciò che prova e di effettuare tutti gli adempimenti che vuole: legali, burocratici, senza bisogno di farlo attraverso un interprete Significa arrivare a riconoscere quella dignità di cui tanto si parla, ma che non c'è, a un essere umano colpito da una malattia che mina il fisico ma non il cervello. Finalmente la magistratura ha colto perfettamente questo aspetto messo sempre in discussione, distinguendo la disabilità fisica da quella mentale. Finalmente”.

Abbiamo recapitato la notizia anche ad alcuni uomini e donne colpiti da Sla, soci del Comitato 16 Novembre. Anche loro riconoscono il valore di questa sentenza e ci manifestano la propria soddisfazione, scrivendoci – naturalmente – grazia al puntatore oculare: “E' un'ottima iniziativa, capace di risolvere molti problemi”, commenta Assunta Stefanucci. “Noi dialoghiamo ed esprimiamo il nostro consenso o assenso con il puntatore oculare appunto perché siamo capaci di intendere e di volere – spiega Francesca Cicirelli - Sono felice che qualcuno abbia capito che possiamo sbrigare le nostre faccende senza intermediari, perché nonostante la mancanza di movimenti vogliamo sentirci persone normali”. Commenta un'altra donna colpita da Sla, Giusy Lamanna: “Finalmente! Abbiamo tante privazioni e limitazioni. Ma possiamo almeno essere liberi di fare le cose lecite che desideriamo, senza dover ulteriormente impegnare il tempo di altre persone che già impazziscono per darci quell'assistenza che è più limitata delle nostre ben gravissime limitazioni?”. (cl)

Fonte: Superabile.

ATTENZIONE

“Oltre le barriere” mette in evidenza tutte quelle problematiche che mantengono lo stato di emarginazione sociale, civile e lavorativa dei soggetti disabili.

A cura di Vito Caronna

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